70 anni di sacerdozio tra prigione e mitraglie: la testimonianza di Card. Simoni

Quando il Card. Ernest Simoni ricorda i momenti che hanno segnato la sua vita sacerdotale, le parole non bastano per descrivere ciò che ha vissuto. «Mai avrei pensato di arrivare a festeggiare il mio 70° anniversario di sacerdozio» Quando il Card. Ernest Simoni ricorda i momenti che hanno segnato la sua vita sacerdotale, le parole non bastano per descrivere ciò che ha vissuto. «Mai avrei pensato di arrivare a festeggiare il mio 70° anniversario di sacerdozio»
Il Cardinale Ernest Simoni alla sinistra di Papa Leone XIV
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Quando il Card. Ernest Simoni ricorda i momenti che hanno segnato la sua vita sacerdotale, le parole non bastano per descrivere ciò che ha vissuto. «Mai avrei pensato di arrivare a festeggiare il mio 70° anniversario di sacerdozio», dice, con una riflessione che affonda le radici in un passato segnato da sofferenze estreme e una fede indomita. Quelle stesse parole sono quelle di un uomo che, durante gli anni bui del regime comunista in Albania, ha affrontato la persecuzione religiosa con coraggio, anche quando la morte sembrava inevitabile.

La sua ordinazione sacerdotale e gli anni di prigionia

La sua ordinazione sacerdotale il 7 aprile 1956, nella cattedrale di Scutari, segna l’inizio di un cammino che lo ha visto resistere in prigione per 28 lunghi anni, tra torture e privazioni. La sua fedeltà a Cristo non è mai venuta meno, nemmeno quando si trovava di fronte alla minaccia di essere ucciso dalle mitraglie o costretto a lavori forzati nelle miniere.

La Messa clandestina in prigione

Simoni racconta con un filo di voce che anche in carcere non ha mai smesso di celebrare l’Eucaristia, nonostante le difficoltà. «Celebrare la Messa era un atto di resistenza», dice. Si serviva di pane e acqua, miscelati insieme, e grazie al potere conferitogli dall’ordinazione sacerdotale, quel semplice miscuglio si trasformava nel Corpo di Cristo. Un gesto nascosto, ma che rappresentava la sua battaglia contro l’oppressione che cercava di spegnere la fede nei cuori degli uomini.

Simoni racconta con un filo di voce che anche in carcere non ha mai smesso di celebrare l’Eucaristia, nonostante le difficoltà. «Celebrare la Messa era un atto di resistenza», dice
Il Cardinal Simoni a Medjugorje insieme al Visitatore Apostolico Cavalli

I martiri della fede

Molti dei suoi compagni di prigionia non hanno avuto la stessa sorte. «Sono morti innocenti, solo perché fedeli seguaci di Gesù», ricorda con commozione. Quegli uomini e quelle donne che hanno donato la loro vita, che hanno versato il loro sangue in nome della fede cristiana, sono per Simoni il vero simbolo di una Chiesa che, nonostante le persecuzioni, non ha mai smesso di essere viva.

Il 70° anniversario sacerdotale e l’invito di Papa Francesco

Oggi, il Card. Simoni guarda al suo 70° anniversario sacerdotale con uno spirito di gratitudine profonda, soprattutto nei confronti di Papa Francesco. Il 2026 lo ha visto partecipare alla benedizione Urbi et Orbi dalla Loggia delle Benedizioni al fianco di Papa Leone, un invito speciale del Pontefice che ha reso ancora più solenne questa ricorrenza, che si è svolta nel cuore della Pasqua, il giorno che celebra la Risurrezione di Cristo.

La fede che resiste

Il suo cammino è un esempio di come, anche nelle condizioni più disperate, la fede possa essere la forza che sostiene un uomo. A 70 anni dall’ordinazione, Simoni non si sente sopraffatto dalle sofferenze passate, ma semmai arricchito dalla grazia che ha potuto donare a tanti, non solo come sacerdote, ma come testimone della Resurrezione.