Medjugorje, la croce della perdita di un figlio: la risposta di fra Goran Azinović

Perdere un figlio prima di vederlo nascere lascia una ferita che non si può spiegare facilmente. Una coppia racconta un anno segnato da questo dolore, vissuto dentro una fede che non è venuta meno, ma che ha dovuto fare i conti con una domanda difficile: perché? Perdere un figlio prima di vederlo nascere lascia una ferita che non si può spiegare facilmente. Una coppia racconta un anno segnato da questo dolore, vissuto dentro una fede che non è venuta meno, ma che ha dovuto fare i conti con una domanda difficile: perché?
Fra Goran Azinovic
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Perdere un figlio prima di vederlo nascere lascia una ferita che non si può spiegare facilmente. Una coppia racconta un anno segnato da questo dolore, vissuto dentro una fede che non è venuta meno, ma che ha dovuto fare i conti con una domanda difficile: perché?

Una prova che entra nella vita concreta

Il loro bambino è morto alla trentesima settimana di gravidanza. Due anni fa. Da allora, la vita è andata avanti, ma non nello stesso modo. La preghiera è rimasta, la Messa anche. Eppure non è stato tutto uguale. Lei insegna il catechismo. Era abituata a parlare di Dio agli altri. Quando si è trovata davanti a questa perdita, le parole non bastavano più. Non è stata una crisi rumorosa, ma qualcosa di più silenzioso, più profondo. Lui le è stato vicino. Senza discorsi complicati. Con una presenza costante. Hanno pianto. Hanno continuato a pregare. Hanno anche fatto un pellegrinaggio a Medjugorje durante il Natale, cercando luce in mezzo a quel dolore. Dicono di aver accettato la croce. Ma questa accettazione non ha cancellato la fatica. Ha solo dato una direzione.

Maria, madre che conosce il dolore

Fra Goran Azinović non offre spiegazioni semplici. Invita a guardare alla Beata Vergine Maria. Maria è chiamata alla gioia, ma vive anche il dolore più grande. Non è lontana da chi soffre. È una madre che ha visto morire suo Figlio. Le parole del Vangelo parlano di una spada che le attraversa l’anima. Non è un’immagine da meditazione tranquilla. È una realtà che tocca nel profondo. Per questo, affidare a Maria il proprio dolore non è un gesto devoto fatto per abitudine. È un modo per non restare soli dentro una prova che sembra senza spiegazione.

Non è lontana da chi soffre. È una madre che ha visto morire suo Figlio. Le parole del Vangelo parlano di una spada che le attraversa l’anima
Maria che stringe tra le braccia l’amato figlio

Un figlio che non è perduto

La domanda più dura resta: dov’è quel bambino? Fra Goran risponde con la fede della Chiesa. Non è scomparso. È nel seno del Padre. È entrato nella vita eterna. Questa certezza non elimina la mancanza. Ma cambia il modo di guardarla. La morte non viene vista come una fine definitiva. C’è anche un’immagine che aiuta a capire: la Pietà di Michelangelo Buonarroti. Maria tiene tra le braccia il Figlio, ma non è una scena di disperazione senza speranza. È dolore, sì, ma attraversato da qualcosa che va oltre. Nella fede cristiana, chi è amato non si perde. Vive in Dio. E nella Messa, quel legame non si interrompe. È lì che si incontrano cielo e terra.

Continuare a vivere nella fede

Sono passati due anni. Il dolore non è scomparso. Si è fatto diverso. La coppia resta aperta alla vita. Desiderano altri figli. Non è ancora successo. Anche questo pesa, in modo discreto ma reale. Pregano. Chiedono di poter accogliere la volontà di Dio, anche quando non è chiara. Non è una richiesta facile. Resta una convinzione, che non nasce da ragionamenti ma dalla fede: Dio non abbandona. Anche quando non si comprende, anche quando tutto sembra andare in direzione opposta.

Non ci sono risposte complete. Ma c’è una presenza che, poco alla volta, permette di andare avanti senza chiudere quella ferita.