Nell’Angelus dei Santi Pietro e Paolo Papa Leone ricorda che i due apostoli, diversi tra loro, non furono mai avversari ma simbolo di unità nella Chiesa.
Nella festa dei Santi Pietro e Paolo, Papa Leone ha dedicato l’Angelus del 29 giugno 2026 al legame profondo tra i due patroni di Roma. Dalla finestra dello studio, il Pontefice ha salutato per primi i senza dimora che distribuiscono l’Osservatore di Strada, il supplemento dell’Osservatore Romano che compie quattro anni. Ha poi ringraziato parroci, sacerdoti e religiosi impegnati ogni giorno nella diocesi di Roma, e quanti hanno preparato l’infiorata di via della Conciliazione. Un pensiero è andato anche a chi sostiene il suo ministero attraverso l’Obolo di San Pietro. Prima di guidare la preghiera mariana, Leone ha rivolto l’augurio ai romani, con particolare attenzione ai malati, ai carcerati e a chi vive nella solitudine, rinnovando l’invito alla pace e all’unità che attraversa tutto il suo magistero.
Il sangue versato a Roma
Papa Leone ha spiegato che la presenza dei due apostoli a Roma richiama il legame originario che unisce in comunione di fede e di carità la Chiesa di Roma con tutte le altre Chiese del mondo. Il sangue versato da Pietro e Paolo, ha detto, testimonia fin dove può arrivare l’amore di Dio. È stato proprio attraverso la loro parola e il loro martirio che il Vangelo si è radicato nella capitale dell’impero, portando una nuova conoscenza di Dio e della dignità di ogni essere umano, insieme a «una nuova esperienza della forza, non come dominio, ma come servizio alla vita».
Una missione che continua oggi
Il Pontefice ha ricordato che la testimonianza dei due apostoli non appartiene al passato: raggiunge ancora i centri e le periferie, le capitali e le regioni più remote, attraverso le voci e le scelte coraggiose di chi ha risposto alla chiamata di Gesù. Per Papa Leone, la festa di oggi coinvolge tutti nella missione di Pietro e Paolo, che è la missione di Gesù stesso. Dio, ha detto, si fida di noi, peccatori perdonati da Lui e non perfetti, perché nelle nostre storie possa brillare la sua grazia e rivelarsi la forza che trasforma il male in bene.

Diversi ma non avversari
Un passaggio centrale dell’Angelus riguarda la diversità tra i due santi: diversi per provenienza, per formazione e per carattere, anche dopo essere stati chiamati dal Signore, che non li ha mai uniformati. Lo Spirito Santo, ha sottolineato il Papa, ha voluto che le loro divergenze non venissero nascoste, ma raccontate come una buona notizia. Nel collegio degli Apostoli, Pietro e Paolo non furono mai avversari: divennero piuttosto il simbolo di tante altre diversità che l’unico Spirito compone in unità, in quello che Leone definisce il travaglio della comunione.
L’invito all’unità della Chiesa
Sulle orme dei due patroni, Papa Leone ha chiesto la grazia di apprezzare sempre più la cattolicità della Chiesa, riconoscendone il valore per l’incontro fraterno tra persone e popoli. Il Pontefice ha invitato a evitare ciò che logora o lede la comunione e a perseverare nel cammino ecumenico, oltre che nel dialogo attento e franco con tutti. Una testimonianza, ha concluso, che ha contribuito in modo decisivo a orientare la presenza cristiana nella storia non verso il dominio, ma verso il servizio, l’unità e la riconciliazione.