Il cardinale Pizzaballa descrive Gaza come un disastro umanitario, tra città rase al suolo, fognature a cielo aperto e topi che mordono i bambini.
«Gaza è un disastro». Con queste parole il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha riassunto quanto visto durante la sua ultima visita nella Striscia, di dieci giorni fa. Il porporato ne ha parlato dialogando con Lucio Caracciolo, direttore di Limes, in occasione del Premio Limes per il Dialogo e la Pace, ricevuto il 29 giugnoa Bergamo. Secondo quanto riportano i media vaticani, Pizzaballa ha descritto città “rase al suolo, livellate, azzerate”, aggiungendo che Rafah non esiste più. A colpirlo maggiormente, ha spiegato, è stato viaggiare su strade di fortuna, tra le tende e le fognature dove la gente di Gaza è costretta a vivere, in mezzo a odori che nessuna immagine può restituire.
I bambini e la piaga dei topi
Nel racconto del cardinale c’è un dettaglio che torna più volte: i bambini. “Gaza è piena di bambini”, ha detto Pizzaballa, spiegando che si vedono ovunque, ma invece di andare a scuola giocano sporchi, accanto alle fogne. Tra le emergenze più gravi del momento il Patriarca ha citato i topi, che mordono soprattutto i più piccoli, in un territorio dove l’infanzia è ormai la maggioranza della popolazione rimasta. Un quadro che il cardinale ha scelto di raccontare senza mediazioni diplomatiche, riconoscendo apertamente di non riuscire a comprendere fino in fondo quanto sta accadendo.
A Gaza il cessate il fuoco che non cambia le cose
Nonostante il cessate il fuoco, la situazione sul terreno non mostra segni di miglioramento. Pizzaballa ha spiegato che un po’ di cibo riesce oggi a entrare nella Striscia, ma tutto il resto resta bloccato dal regime dei “prodotti dual use”, una categoria che include persino banchi di scuola, matite, quaderni e il vetro per le finestre. La comunità cristiana vorrebbe riaprire le scuole, ma manca quasi tutto il necessario, e ci si arrangia riciclando pezzi qua e là. Gli operatori sanitari, ha aggiunto il cardinale, chiedono con urgenza personale formato per gestire i traumi psicologici di bambini e madri, una ferita ancora senza risposta adeguata.

La situazione in Cisgiordania
Il Patriarca ha esteso lo sguardo anche alla Cisgiordania, dove ha descritto una realtà altrettanto drammatica. “Non vige la legge”, ha affermato, “e se c’è, non è fatta per i palestinesi”. Secondo il suo racconto, ai coloni israeliani viene permesso di fatto tutto: check-point ovunque, alberi tagliati, terreni sottratti alla coltivazione. Aggressioni, furti e insulti sono ormai scene quotidiane, denuncia Pizzaballa, e restano quasi sempre impunite.
Un’impunità che si ripete
Il cardinale ha raccontato anche il meccanismo che alimenta questa impunità. Quando la comunità cristiana chiama l’esercito israeliano perché intervenga contro i coloni, spiega Pizzaballa, spesso i militari arrivano quando i responsabili sono già andati via, come se fossero stati avvisati in anticipo. Il risultato, denuncia il Patriarca, è che alla fine è l’esercito a prendersela con la popolazione locale invece che con chi ha commesso le violenze. Una dinamica che il cardinale ha voluto rendere pubblica proprio nel giorno in cui riceveva un riconoscimento dedicato al dialogo e alla pace.