Amnesty International UK ha ritirato un report che bollava come «anti-diritti» decine di associazioni cristiane e pro-life, scusandosi ufficialmente.
Amnesty International UK ha fatto marcia indietro. Il 8 luglio 2026 l’organizzazione ha pubblicato sul proprio sito un report dal titolo “A Growing Threat: The Anti-Rights Movement in the UK”, che classificava 117 organizzazioni come parte di un presunto movimento anti-diritti. Due giorni dopo, travolta dalle proteste, l’associazione ha ritirato il documento. Tra i soggetti inseriti nella lista figuravano la Catholic Bishops’ Conference of England and Wales (CBCEW), il Catholic Herald, la Catholic Medical Association, Right to Life UK e Alliance Defending Freedom International. Solo lunedì, con un nuovo comunicato, Amnesty International UK ha ammesso che il testo non aveva seguito le normali procedure interne di verifica.
Che cosa diceva il report sui cristiani anti-rights
Il documento accusava le organizzazioni citate di minare i diritti delle donne e delle persone LGBT+, definendole appunto «anti-rights». Il report attribuiva inoltre un ruolo nella diffusione del termine «ideologia di genere» alla Missione Osservatrice Permanente della Santa Sede presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Secondo il testo, le realtà elencate «sfidano i principi fondamentali dei diritti umani», e per questo venivano etichettate come una minaccia crescente. La lista non distingueva tra posizioni dottrinali, attività caritative o iniziative di tutela della vita nascente, accomunando enti molto diversi tra loro sotto un’unica definizione.
Il caso di Beira’s Place e J.K. Rowling
Tra i nomi inclusi nel report compariva anche Beira’s Place, il centro di sostegno per le vittime di violenza sessuale fondato a Edimburgo dalla scrittrice J.K. Rowling. Proprio questo dettaglio ha acceso ulteriormente le polemiche: Rowling ha condiviso online un’immagine del sito di Amnesty con l’avviso che il report era stato «temporaneamente rimosso» in attesa di revisione, e ha fatto sapere che sarebbe stata pronta a finanziare eventuali azioni legali promosse dalle organizzazioni coinvolte. Anche For Women Scotland, protagonista della sentenza della Corte Suprema sulla definizione legale di sesso, era stata inserita tra i gruppi additati come anti-diritti.

Le reazioni delle organizzazioni cristiane
Le realtà cattoliche coinvolte hanno respinto con fermezza l’etichetta. La CBCEW ha dichiarato in una nota che la Chiesa cattolica «lavora per sostenere i diritti di tutta l’umanità, senza eccezioni», ricordando l’impegno a tutela dei migranti, dei rifugiati, delle vittime di tratta e della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. Diverse organizzazioni hanno inviato lettere formali ad Amnesty minacciando azioni legali per diffamazione, sottolineando il danno reputazionale ed economico causato dall’accusa. Diversi commentatori hanno osservato che la richiesta di revocare lo status di ente benefico ad alcuni dei gruppi citati poteva configurare un danno finanziario rilevante ai fini di una causa legale.
Le scuse di Amnesty e la revisione interna
Nel comunicato ufficiale, un portavoce di Amnesty International UK ha spiegato che il testo «non riflette la posizione»dell’organizzazione, motivo per cui è stato rimosso rapidamente dal sito. L’associazione ha aperto un’indagine interna per capire come un documento privo delle necessarie approvazioni sia finito online a proprio nome, ribadendo comunque l’impegno a difendere sia i diritti delle donne sia quelli delle persone transgender e ricordando che le tutele dei diritti umani valgono in egual misura per tutti, senza che nessuna comunità debba essere trattata in modo iniquo o veder negata la propria dignità. Resta da vedere se la sola scusa formale basterà a placare le organizzazioni che minacciano di portare la vicenda nelle aule di tribunale.