Da Planned Parenthood al movimento pro-life: la storia vera

Abby Johnson dirigeva una clinica abortista Planned Parenthood: la sua conversione ha ispirato il film Unplanned, disponibile anche in Italia. Abby Johnson dirigeva una clinica abortista Planned Parenthood: la sua conversione ha ispirato il film Unplanned, disponibile anche in Italia.
Abby Johnson dirigeva una clinica abortista Planned Parenthood
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Abby Johnson dirigeva una clinica abortista Planned Parenthood: la sua conversione ha ispirato il film Unplanned, disponibile anche in Italia.

Il film Unplanned, uscito nel 2019, racconta la storia vera di Abby Johnson, ex direttrice di una clinica della rete Planned Parenthood in Texas. La sceneggiatura è tratta dal suo libro autobiografico, in cui descrive il percorso che l’ha portata a lasciare l’industria abortista per diventare una delle voci più note del movimento pro-life negli Stati Uniti. Dietro le quinte della produzione sono emerse coincidenze che gli stessi registi non avevano previsto, capaci di intrecciare la vicenda di Johnson con quella dell’attrice protagonista. Ashley Bratcher, scelta per il ruolo principale, si è trovata a vivere un’esperienza personale che ha cambiato il senso stesso del film.

Da direttrice di clinica ad attivista pro-life

Abby Johnson era entrata in Planned Parenthood come volontaria, per poi diventare direttrice della struttura in Texas. Ha lasciato l’incarico dopo aver assistito, tramite ecografia, a un aborto durante il quale il nascituro cercava di sottrarsi agli strumenti del medico. Da quell’esperienza è nata la decisione di cambiare vita e di fondare un’organizzazione che sostiene ex dipendenti del settore abortista nel loro percorso di conversione e di ricostruzione personale.

Ashley Bratcher nei panni di Abby Johnson

Alla regia e alla produzione del film hanno lavorato Cary Solomon e Chuck Konzelman, già autori del film God’s Not Dead. Per il ruolo di protagonista hanno scelto Ashley Bratcher, colpita dalla storia di Johnson fin dalla lettura della sceneggiatura. Quando il produttore la contattò chiedendole se potesse raggiungere il set entro poche ore, l’attrice non esitò ad accettare, nonostante il preavviso minimo.

La madre le confidò allora un episodio mai raccontato prima: a 19 anni era tornata in una clinica abortista, ma durante la visita aveva sentito di non poter proseguire ed era uscita, scegliendo di portare avanti la gravidanza.
Locandina del film Unplanned dedicato alla storia di Abby Johnson

La rivelazione della madre dell’attrice

Durante le riprese, Bratcher studiava il copione e cercava di raccogliere informazioni sul personaggio che interpretava. Quando sua madre la chiamò, l’attrice evitò all’inizio di parlare del film, sapendo che la donna aveva vissuto un aborto in passato. La madre le confidò allora un episodio mai raccontato prima: a 19 anni era tornata in una clinica abortista, ma durante la visita aveva sentito di non poter proseguire ed era uscita, scegliendo di portare avanti la gravidanza. Quella bambina era Ashley stessa. La donna compare nel film tra i manifestanti pro-life che pregano davanti alle cliniche.

Da due aborti a madre di famiglia numerosa

La vicenda personale di Johnson comprende due aborti vissuti in gioventù. Dopo essersi allontanata da Planned Parenthood e essersi avvicinata, insieme al marito, alla Chiesa cattolica, temeva di diventare una famiglia numerosa secondo lo stereotipo cattolico. Quel timore è stato superato: durante una conferenza legata al film, Johnson ha annunciato di essere alla ottava gravidanza. Ha spiegato di sentirsi chiamata a sostenere chi, come lei, vuole lasciare il lavoro nel settore abortista. Riguardo all’accoglienza del film, ha detto di sperare che diventi un richiamo alla coscienza anche per chi lavora nell’industria dell’aborto. Ha citato anche un paradosso: negli Stati Uniti alcuni Stati permettono alle minorenni di abortire senza consenso dei genitori, ma vietano loro di vedere il film senza un adulto. Alla diffusione del film si è affiancata anche un’iniziativa rivolta alle donne segnate da un aborto, per indirizzarle verso percorsi di sostegno emotivo e spirituale.