Le storie meno note su Padre Pio: dal confessionale al profumo di santità

Il 23 settembre si celebra la memoria liturgica di San Pio da Pietrelcina, morto nel 1968 a San Giovanni Rotondo dopo aver ricevuto le stigmate. Il 23 settembre si celebra la memoria liturgica di San Pio da Pietrelcina, morto nel 1968 a San Giovanni Rotondo dopo aver ricevuto le stigmate.
Statua di San Pio da Pietrelcina nel santuario di San Giovanni Rotondo
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Il 23 settembre si celebra la memoria liturgica di San Pio da Pietrelcina, morto nel 1968 a San Giovanni Rotondo dopo aver ricevuto le stigmate.

Oggi, 23 settembre, la Chiesa celebra la memoria liturgica di San Pio da Pietrelcina, il frate cappuccino morto nel 1968 a San Giovanni Rotondo. Aveva 81 anni. Il suo nome di battesimo era Francesco Forgione, nato a Pietrelcina, in provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. Entrò nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e fu ordinato sacerdote, dedicando gran parte della vita religiosa alla direzione spirituale dei fedeli e alla riconciliazione dei penitenti nel confessionale del convento pugliese. La sua figura resta legata soprattutto a questo ministero e alle stigmate che portò sul corpo per decenni. Ogni anno, in questa data, migliaia di devoti si radunano a San Giovanni Rotondo e nella natale Pietrelcina per ricordarlo. La ricorrenza è oggi “obbligatoria” nel calendario liturgico universale.

Il giorno della morte e la nascita della memoria liturgica

Padre Pio morì nella notte tra il 22 e il 23 settembre 1968, alle 2:30 del mattino, nella sua cella a San Giovanni Rotondo. Poche ore prima aveva fatto la sua ultima confessione e rinnovato i voti francescani. Teneva tra le mani il rosario e, non avendo più la forza di recitare le Ave Maria ad alta voce, ripeteva soltanto le parole “Gesù, Maria”. Fu proclamato beato il 2 maggio 1999 e santo il 16 giugno 2002, in piazza San Pietro, per mano di Giovanni Paolo II. Fu lo stesso pontefice, in quell’occasione, ad annunciare che la memoria liturgica sarebbe stata fissata proprio al 23 settembre, definendolo “il giorno della sua nascita al Cielo”.

Il profumo di santità, uno degli aneddoti più raccontati

Tra gli aneddoti più diffusi sul frate di Pietrelcina c’è quello del cosiddetto profumo di santità. Fra Modestino, che spesso serviva la Messa all’altare di San Francesco, raccontò che al momento del Sanctus un’ondata di profumo lo avvolse fino quasi a togliergli il respiro, costringendolo ad aggrapparsi alla balaustra. Un episodio simile fu riferito da una donna che, in attesa in confessionale, fu improvvisamente inondata da un forte profumo di gigli. Un altro fedele, un impiegato siciliano, raccontò che dopo aver stretto la mano di Padre Pio la sentì profumata per giorni, anche dopo averla lavata più volte. Lo stesso frate, interrogato sul significato del fenomeno, rispose una volta che il profumo proveniva “dal sangue”.

Tra gli aneddoti più diffusi sul frate di Pietrelcina c'è quello del cosiddetto profumo di santità
Padre Pio in preghiera con il rosario tra le mani

Le storie di bilocazione legate a San Pio da Pietrelcina

Un altro filone di racconti riguarda la bilocazione, fenomeno che lo stesso Padre Pio commentò nel 1922, quando in convento si discuteva della bilocazione di sant’Antonio da Padova. Tra le testimonianze più citate c’è quella di un uomo coinvolto in un incidente stradale a Piacenza: mentre giaceva in ospedale, privo di conoscenza secondo i medici, raccontò di essersi visto fuori dal proprio corpo e di aver ricevuto la visita di un frate cappuccino che lo esortò a confessarsi, ricordandogli peccati che lui stesso aveva dimenticato. Episodi simili, riferiti da fedeli in diverse parti del mondo, alimentarono nel tempo la fama del frate come persona capace di farsi presente altrove restando fisicamente a San Giovanni Rotondo.

Il confessionale e il miracolo che portò alla canonizzazione

Nel confessionale Padre Pio era noto per la severità e per un’apparente capacità di leggere nell’animo dei penitenti. A un uomo di Prato che nascondeva la fede per motivi politici disse senza mezzi termini: “Sei peggio di prima”, rimproverandolo di essere diventato ipocrita. Non mancavano però i momenti di ironia: a un fedele che gli chiese di benedire una bottiglia di vino, rispose scherzando di aver “fatto il primo miracolo stamattina”. Il miracolo riconosciuto per la canonizzazione riguardò invece Matteo Pio Colella, un bambino di sette anni nato proprio a San Giovanni Rotondo, guarito dopo un coma seguito da una catena di preghiere rivolta al frate. Dimesso il 25 febbraio, il piccolo tornò a scuola dopo un mese di riabilitazione, con un recupero completo.

Nel luglio 2004 fu inaugurata a San Giovanni Rotondo la nuova chiesa dedicata al santo, progettata dall’architetto Renzo Piano. Nel 2018, cinquant’anni dopo la morte, il santuario celebrò anche il centenario della stigmatizzazione permanente, ricevuta dal frate nel 1918.