Altro che bollicine: quando lo champagne era il “vino del diavolo”

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quando lo champagne era considerato il "vino del diavolo"-medjugorje.it
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Lo sapevi che c’è un retroscena inaspettato sullo champagne che in pochi conoscono? Perché lo champagne era considerato vino del diavolo.

Quando si fa festa, sono in molti a concludere le celebrazioni con un brindisi che suggelli il bel momento di condivisione. C’è chi festeggia un compleanno, una laurea, un matrimonio, e molto altro ancora. Ma non è sempre stato così. La storia ci insegna che lo champagne, per molto tempo, è stato considerato come un qualcosa di diabolico, tant’è che gli avevano affibbiato il soprannome di “vino del diavolo”.

La ragione, ad oggi, la conosciamo, ma in epoca medievale, nessuno riusciva a spiegarsi cosa stesse accadendo. Eh già, perché a quei tempi, i viticoltori, in Francia (dove è nata la cultura del vino, nella Champagne), producevano solo vino puro e non con le bollicine.

Tuttavia, i produttori di champagne iniziarono a tentare la produzione frizzante e i risultati non si rivelarono, buoni. Il clero, addirittura, iniziò a vietarlo. Il motivo? I produttori stavano commettendo due errori che compromettevano gravemente la fermentazione del vino. Tali errori gravissimi portavano all’esplosione delle bottiglie.

Champagne, perché si credeva che le bottiglie fossero possedute dal demonio

In questo contesto, si usavano dei contenitori non adatti alla conservazione del vino. Nella Champagne, la vendemmia avveniva tardi e i viticoltori, in quel periodo, non usavano tini per eseguire la fermentazione preventiva.

quando lo champagne era considerato il "vino del diavolo"
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Ergo dopo aver pigiato l’uva, la si imbottigliava subito, per cui non occorreva nessuna fermentazione. Oggi sappiamo che per produrre lo champagne è necessaria una doppia fermentazione. Ecco perché, all’epoca, dato che il processo di fermentazione non era completo, nel momento in cui si tappavano le bottiglie, queste finivano per esplodere.

Succedeva spesso, quindi, che esplodessero bottiglie in cantine e abitazioni dei clienti. I sacerdoti non sapevano spiegarsi, altrettanto, cosa accadesse ed è per questo che il fenomeno finì per essere attribuito al demonio. Tuttavia, ogni cosa cambiò nel XVII secolo, quando arrivò la soluzione adottata dal monaco Dom Pérignon, dell’Abbazia di Hautvilliers. 

Fu lui a occuparsi di strutturare nuovamente il processo di produzione dello champagne, conferendo al prodotto un sapore nuovo, che non è altri che quello che tutti amiamo ad oggi. Dom Pérignon aggiunse il tappo di sughero che fissò alla bottiglia con una corda di canapa su cui era versato dell’olio.

I vetri delle bottiglie divennero più spessi, cosicché le bottiglie non si rompessero. Tuttavia, avveniva che delle rotture si verificassero ugualmente. Nel XIX secolo, infine, grazie alle innovazioni portate da Pasteur a livello di fermentazione, si compresero a pieno i meccanismi di produzione dello spumante ed esso fu riabilitato in società. L’appellativo di “vino del diavolo”, sparì per sempre.