Come mettere a frutto i doni di Dio - medjugorje.it
È importante porsi questa domanda: come uso i doni che Dio mi ha dato? Ognuno ha ricevuto tanto, ma quanto bene mettiamo a frutto ciò che abbiamo?
A ciascuo sono stati dati dei talenti. Il Signore elargisce doni in abbondanza, e anche se spesso non ce ne rendiamo neppure conto, ognuno di noi è stato rivestito di doni oltre che materiali anche spirituali. I beni materiali sono importanti, ma non sono ciò che più conta, anzi.
L’aspetto spirituale rimane fondamentale. Ogni persona deve anche essere responsabile dei propri talenti, virtù e altre qualità che Dio le ha donato, perché è attraverso queste che ogni persona può rendere gloria a Lui e dedicarsi al servizio del Signore e a quello degli altri.
Porsi la domanda su come effettivamente si usano i doni che abbiamo, in che modo mettiamo a frutto i talenti che possediamo, è perciò estremamente importante ed è bene interrogarsi a fondo su questo. Analizzando se stessi si può arrivare a comprendere quali sono questi doni che ci sono peculiari e come è possibile esaltarli al meglio, sempre per la gloria di Dio.
Ognuno ha qualcosa da offrire. Questo include soprattutto la possibilità di praticare le opere di misericordia spirituale e corporale a cui siamo chiamati. Ad esempio, accompagnare chi è solo, con la conoscenza, insegnare agli ignoranti, con la saggezza, consigliare chi è nel bisogno. Le opere di misericordia spirituale ci ricordano che ogni persona ha sempre l’opportunità di offrire qualcosa.
È come se dovessimo diventare in qualche modo amministratori dei doni che Dio ci ha fatto, per usare una metafora legata al mondo del lavoro. Dio pone i beni terreni e i doni spirituali nelle mani di ogni persona, e diventare fedeli amministratori di ciò che il Signore affida fa parte della vocazione cristiana.
Quando recitiamo il Padre Nostro, chiediamo a Dio il pane quotidiano. È giusto e legittimo, anzi doveroso, perché così ci è stato detto di chiedere, nella preghiera per eccellenza, quella insegnata da Gesù. Ovviamente tra le richieste che facciamo c’è di non essere abbandonati dalla Sua divina provvidenza, certi che non lo saremo mai.
Per gestire i talenti spirituali è fondamentale, innanzitutto, riconoscerli come doni di Dio, non propri, sentirsi creature e figli di un Padre che ci ama. Il passo successivo è investire i doni con gratitudine e responsabilità. Questo avviene attraverso la preghiera, lo studio della Scrittura e il servizio umile, per farli fruttificare per il Suo regno.
Il riconoscimento e la gratitudine sono quindi gli elementi imprescindibili: è essenziale comprendere che ogni talento (capacità, conoscenza, opportunità) è un dono gratuito da Dio, non una propria conquista. Coltivare la gratitudine serve anche per spostare il focus dal proprio sforzo alla realtà dell’ essere amato. Soprattutto è nella relazione con il Signore che i doni possono fruttificare al meglio.
Le proprie capacità naturali, i doni dati vanno integrati, infatti, con la relazione con Dio. Bisogna chiedere che Lui operi attraverso di noi, tanto più negli ambiti in cui si pensa di avere più forza, ma non solo, in tutto. Si può certamente affermare che gestire i talenti spirituali significa vivere una vita di amministrazione fedele e gioiosa dei doni di Dio, mettendoli a frutto attraverso la fede, la preghiera e il servizio per la Sua gloria.