Il regista David Rolfe ha raccontato in un podcast di essersi convertito al cristianesimo grazie alla Sindone di Torino.
Quando nel 1978 decise di intraprendere un’indagine sulla Sacra Sindone era convinto di avere a che fare con un manufatto medievale. L’obiettivo del regista britannico David Rolfe era proprio quello di smascherarne la falsificazione e mostrare al mondo la verità sul celebre sudario con impresso il volto di Cristo.
Tuttavia la sua ricerca lo portò ben oltre l’ambito scientifico: mosso dalla potenza del mistero e dalla contemplazione del volto di Cristo, infatti, il noto regista e fotografo visse una profonda conversione. E dire che quando cominciò a girare il documentario, ormai quasi mezzo secolo fa, il suo intento era proprio quella di dimostrare l’origine fittizia della Sacra Sindone. Ma più andava avanti con la sua ricerca e più le sue convinzioni vacillavano.
La conversione del regista David Rolfe: “Mi ha convinto il volto di Cristo”
Rolfe passò dall’ateismo all’agnosticismo, fino a diventare cristiano. “Al momento delle riprese non ero credente. Oggi mi considero cristiano e prego regolarmente“: sono le parole pronunciate dallo stesso regista nel 2022, quando intervenne nel podcast ‘Backstory of the Shroud of Turin’. Sempre Rolfe ha poi spiegato che a convincerlo non sono state le solide prove che attestavano l’autenticità del Sudario, ma Gesù Cristo stesso. “Mi sono convertito contemplando il volto di Cristo sulla Sindone, questa immagine divina che supera qualsiasi cosa l’uomo possa creare“.

Per il regista e fotografo britannico contemplare la Sindone di Torino è un’esperienza profondamente spirituale, paragonabile a quella dell’apostolo Giovanni davanti alla tomba di Cristo rimasta vuota: un incontro che apre alla fede nella Resurrezione (Giovanni 20:6-8).
Attraverso i suoi documentari, Silent Witness (1978), Silent Witness 2 (2008) e, più recentemente, Who Can He Be? (2022), il regista ripercorre la sua indagine e il suo viaggio interiore. Nel suo ultimo docu-film sostiene l’idea che le recenti scoperte scientifiche abbiano riacceso il dibattito sull’autenticità della Sindone, senza però risolverne la questione. La storia di David Rolfe dimostra che un incontro autentico con il volto di Cristo può trasformare una vita: la fede può arrivare davvero nei modi più inaspettati.
La Sacra Sindone: la conferma dell’autenticità
Le analisi del XX secolo sulla Sindone, in particolare la datazione al carbonio, inizialmente sembravano indicarne l’origine medievale. Tuttavia questi esami furono condotti su una porzione del telo che era stata maneggiata e restaurata più volte nel corso dei secoli. Ricerche recenti hanno invece dimostrato che la Sindone risale cronologicamente al I secolo, epoca della morte di Cristo.
Per quanto riguarda l’immagine del volto e del corpo, è stato stabilito che non è stata creata né con pittura, né con coloranti vegetali, né con inchiostro. Uno studio del 1997 ha rivelato che le macchie di sangue sulla Sindone corrispondono esattamente a quelle che sarebbero state lasciate dal corpo di una persona crocifissa avvolta nel telo. Sul retro sono inoltre presenti anche dei segni che potevano essere stati causati solo da una speciale frusta romana che veniva utilizzata per la flagellazione.