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Il canto come preghiera, ma fatelo bene

Non si tratta solo di un antico detto o di una frase pronunciata da Sant’Agostino (“Chi canta bene, prega due volte”), ma di un qualcosa che ha, davvero, i suo frutti sull’animo di ciascuno di noi.

Il canto è una forma di preghiera diversa da quella recitata e che affonda le sue radici molto indietro nel tempo. All’inizio, gli unici canti consentiti erano quelli gregoriani poi, con il passare dei secoli, si è avuta la sua lenta evoluzione.

Oggi, nelle singole chiese, strumento per eccellenza per accompagnare il canto è l’organo o, dove esso non è presente, la chitarra. Ma quanto tutto questo è effettivamente utile alla preghiera?

Cantare è pregare: sì, ma in che modo?

Parlare di preghiera, immediatamente, ci porta alla mente non solo le formule e le orazioni che ci hanno insegnato i nostri genitori e i nostri nonni sin da bambini, quanto anche ciò che abbiamo avuto modo di conoscere al catechismo. Ma pregare, sappiamo bene, che non è soltanto quello: è il nostro pieno e concreto dialogo con Dio, è ciò che abbiamo nel nostro cuore e che Lui conosce già prima che noi lo invochiamo. Ma c’è anche un’altra forma di preghiera che, non sempre, piace a tutti ed è quella del canto.

Il canto porta la gioia con sè, se fatto bene e con vera fede e non quando si trasforma in un piccolo concerto. Sant’Agostino ce lo aveva detto: “Cantare è pregare due volte“, proprio per farci capire, ancora di più, l’importanza di questa lode a Dio attraverso anche l’uso della musica. I primi canti erano quelli gregoriani, talvolta anche difficili e complessi, che solo i monaci e le suore conoscevano e sapevano ben pronunciare e portare avanti.

Il coro sì, ma se fatto bene – www.medjugorje.it

Il canto aggiunge un tocco di bellezza alla preghiera, ma è anche un’impresa collettiva, come la preghiera comunitaria che accompagna: ci spinge ad ascoltare gli altri. cantare sì, pregare sì, ma bisogna essere intonati e farlo bene. Cantare all’unisono, siano essi uomini o donne o anche un coro misto, porta anche ad un accordarsi fra loro, anche se sappiamo ci sono delle differenze di tonalità: la voce di una donna è sempre più acuta di quella di un uomo.

Ed ecco che, allora, entra in gioco un piccolo trucchetto: “Affinché un uomo e una donna possano pregare insieme attraverso il canto, l’uomo deve sforzarsi di diventare più uomo e la donna più donna” – spiegano gli esperti del settore. Un’attenzione particolare deve sempre essere data al canto: nelle comunità religiose, ad esempio, il canto piano è un indicatore della salute fisica e spirituale del monastero. C’è differenza fra il canto delle lodi mattutine e quello della compieta serale: il primo è più gioioso, anche nelle tonalità di voci, a differenza del secondo che invece rappresenta il momento crepuscolare della fine di una giornata.

Il canto è una preghiera ma è tale solo se fatta bene e con criterio.

Published by
Rosalia Gigliano