Un giornalista cattolico deve sempre interrogarsi su quali sono i comportamenti giusti da adottare per fare davvero della buona informazione.
Un giornalista cattolico lavora in uno spazio pubblico dove ogni frase può diventare sia una scintilla che accende la rabbia che un balsamo per l’anima. In redazione, ciò che conta è il ritmo, la portata e il titolo. In coscienza, ciò che conta è la verità, la dignità personale e la responsabilità per ciò che una parola può fare a un lettore.
Ecco perché è importante che anche i giornalisti cattolici abbiano sempre in mente come fare per assolvere a pieno il proprio compito. Ad esempio è importante utilizzare sempre il giusto stile. A cavallo tra il XVI e il XVII secolo, San Francesco di Sales capì che la parola stampata sarebbe diventata uno degli strumenti più potenti di evangelizzazione. Stampava brevi testi che venivano distribuiti di casa in casa e affissi alle porte, un po’ come i primi volantini e le prime rubriche. Si potrebbe dire che sia stato il pioniere dei pattini a rotelle, dei tweet e dei poster motivazionali: una comunicazione semplice e concisa.
Da Papa Francesco a Papa Leone XIV: i giusti consigli per i giornalisti cattolici
La Chiesa lo ha dichiarato patrono degli scrittori, dei giornalisti e della stampa cattolica proprio perché è stato il primo a usare consapevolmente i media della sua epoca al servizio della verità e della fede. Il suo stile – chiaro, elegante, pieno di semplicità e di un umorismo gentile – ha fatto sì che ‘Filotea – Introduzione alla vita devota’, ovvero la guida pratica per i laici che vogliono vivere la devozione cristiana nel quotidiano, diventasse parte del canone aureo della letteratura.

Papa Francesco, ricordando proprio San Francesco di Sales nel suo messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2023, ha estratto una singola frase che potrebbe essere il motto di tutto il giornalismo cattolico: “Basta amare bene per parlare bene“. Questa è la quintessenza della scuola di scrittura salesiana: la comunicazione è un’estensione del cuore, non solo un gioco dell’intelletto. In altre parole, un giornalista cattolico dovrebbe sempre essere guidato da un atteggiamento di amore filiale per Dio e di amore fraterno per il lettore, un desiderio per il suo benessere.
Anche Papa Leone XIV, che guida la Chiesa nell’era dell’intelligenza artificiale e della polarizzazione mediatica, parla con un tono sorprendentemente simile a quello di San Francesco di Sales nei suoi messaggi ai giornalisti. Chiede che la comunicazione cessi di essere una “guerra di parole e immagini“ e diventi un “laboratorio di pace“.
Gentilezza, verità e rifiuto del linguaggio d’odio: come deve essere un giornalista cattolico
Il Santo Padre chiede quindi ai media di “disarmare la comunicazione“: rifiutare il linguaggio dell’odio, la logica del conflitto, la retorica aggressiva e il sensazionalismo, che ferisce anziché guarire. Leone XIV vede i giornalisti come co-creatori di pace: il loro compito è “disarmare i cuori pieni di odio e fanatismo“, dare voce ai perseguitati, ai poveri e alle vittime della violenza, compresi coloro che soffrono per aver osato dire la verità.
Infine San Francesco di Sales aggiunge un altro criterio molto specifico: la santità inizia con “una porta chiusa in silenzio“. La fede di un giornalista cattolico è evidente non solo in una riga di commento, ma anche nel modo in cui tratta i colleghi, i soggetti dei suoi articoli e i lettori.
Un testo, anche la nota più breve, dovrebbe essere un atto d’amore, per Dio, per la verità e per i lettori stessi. In un mondo stanco di urla, fake news e polarizzazione, un giornalista cattolico deve guidare alla verità e al bene.