Due grandi Santi sul mistero dell'Incaranzione - medjugorje.it
Cercare di capire il mistero dell’Incarnazione dagli insegnamenti di due grandi Santi: sant’Agostino e san Leone Magno.
Dio ha scelto di rivelarsi facendosi uomo, nel grande mistero dell’Incarnazione. Come comprendere un avvenimento così grande che trascende la nostra comprensione e a cui si crede per fede? Le parole che ci hanno lasciato due grandi Santi come sant’Agostino e san Leone Magno ci aiutano ad entrare nel mistero e cercare di afferrarlo maggiormente.
Comprendere appieno il senso profondo dell’Incarnazione e della salvezza cristiana non è semplice e deriva certamente anche da un dono di grazia. Ma l’approfondimento, con gli insegnamenti di due Dottori della Chiesa aiuta e favorisce una comprensione che alimenta la fede e la nutre.
Sia sant’Agostino che san Leone Magno hanno lasciato importanti omelie che arricchiscono e sono di profondo insegnamento di fede. È bene, quindi, immergersi nelle loro stesse parole, che si rivelano esplicative più di altri commenti.
Il santo vescovo di Ippona scriveva liricamente “Il grembo di una sola donna portava colui che i cieli non possono contenere. Maria sorreggeva il nostro re, portava colui nel quale siamo, allattava colui che è il nostro pane. O grande debolezza e mirabile umiltà, nella quale si nascose totalmente la divinità “.
Aggiunge anche che è per amore che Dio si è rivelato così: “Quali lodi potremo dunque cantare all’amore di Dio, quali grazie potremo rendere? Ci ha amato tanto che per noi è nato nel tempo lui, per mezzo del quale è stato creato il tempo; nel mondo fu più piccolo di età di molti suoi servi, lui che è eternamente anteriore al mondo stesso; è diventato uomo, lui che ha fatto l’uomo; è stato formato da una madre che lui ha creato“.
Agostino sottolinea la dimensione del dono che sta in questo mistero. Dice infatti: “Quale dono maggiore di questo poté Dio far risplendere ai nostri occhi: che il Figlio unigenito che aveva l’ha fatto diventare figlio dell’uomo affinché viceversa il figlio dell’uomo potesse diventare figlio di Dio? Di chi il merito? Quale il motivo? Di chi la giustizia? Rifletti e non troverai altro che dono“.
San Leone Magno si sofferma particolarmente sul fine redentivo e afferma che “il mistero del Verbo fatto uomo sia stato decretato unicamente in vista della nostra Redenzione, per cui tutta la vita del Cristo con i singoli fatti ha avuto un fine redentivo, dal momento che Cristo in quanto Dio ha dato valore infinito agli atti redentivi che compiva in quanto vero uomo“.
Soprattutto, ciò su cui si sofferma e che contempla profondamente è il “mistero dell’unione tra la Potenza e la debolezza. Egli si è abbassato ad assumere la nostra umile condizione senza diminuire la sua maestà. È rimasto quel che era e ha preso ciò che non era, unendo la reale natura di servo a quella natura per la quale è uguale al Padre“. L’imfinito è si è rinchiuso nella finitezza. Spiega, pieno di stupore, che “Egli che è l’immenso, ha voluto essere racchiuso nello spazio: pur restando nella sua eternità, ha voluto incominciare a esistere nel tempo“.
Il santo, definito magno, cioè grande, per la sua sapienza, concentra l’attenzione su un elemento imprescindibile: “Era dunque opportuno che nascesse in maniera nuova colui che apportava agli uomini una nuova grazia di immacolata integrità“.