Il monaco eremita che accoglie i peccatori - medjugorje.it
C’è un monaco eremita che accoglie esplicitamente i peccatori come benvenuti e dona conforto a chi si ferma presso di lui lungo il cammino.
Siamo tutti peccatori, ovviamente, e c’è chi accoglie, in modo del tutto aperto e benevolo, indirizzando l’accoglienza proprio con questo epiteto. Si tratta di un monaco: è un eremita, ma lascia la sua solitudine proprio per incontrare le persone.
Questo monaco si trova in Germania, nella piccola cittadina di Beyenburg, e si chiama Fratel Dirk e appartiene all’Ordine dei Canonici Regolari della Santa Croce. . Sulla porta del monastero in cui risiede c’è un cartello con su scritto: “Alle Sünder willkommen” che vuol dire, appunto “Tutti i peccatori sono benvenuti“. Lui vive da solo in quel posto ed è disposto ad incontrare chiunque bussi alla sua porta.
Si calcola che ogni anno sono circa un migliaio i visitarori di quel luogo, i peccatori, dunque, che incontrano questo monaco eremita che vive lì da oltre 11 anni. Il monastero si trova ubicato lungo il tratto tedesco del Cammino di Santiago, per questo è un posto di passaggio, molto frequentato.
Molti pellegrini si fermano solo per farsi timbrare il passaporto del pellegrino. Ma c’è anche chi decide di sostare più a lungo alla ricerca di risposte. Fratel Dirk, come ha avuto modo di raccontare al portale tedesco katolisch.de, accoglie gente che si sente persa, spesso con problemi relazionali anche seri, con depressione e pure tentazioni di suicidio.
Il monastero non è un centro spirituale organizzato dove c’è un programma prestabilito. Tutto è spontaneo e lasciato al cuore di questo monaco che offre ascolto, accoglienza. L’incontro si svolge tramite una passeggiata, un pranzo o una cena condivisa, quattro chiacchiere bevendo una birra. La conversazione è il fulcro dell’incontro. Si parla, si dialoga, c’è uno scambio di pensieri e da qui scaturisce anche tanto bene.
I cuori, che spesso quando arrivano lì sono spezzati, pieni di problemi, pesi, fragilità, trovano una cura nelle parole di fratel Dirk, che indirizza verso il Signore. Li guarda con la tenerezza di chi sa quanto fragile possa essere la vita umana. Senza giudizio, senza prediche, innanzitutto ascolta e poi sa dare la parola giusta.
Sa che il suo compito è principalmente quello di seminare. Non ha la fretta di vedere risultati, soprattutto, sa che questi non dipendono da lui. Quel che sente di dover fare è prestare attenzione, mostrarsi partecipe e offrire perciò un’accoglienza fraterna che dona calore. Da questo scaturisce molte volte un’apertura da parte dell’altro, che sceglie di condividere le sue fatiche e di ascoltare un’indicazione di aiuto, qualcosa che lo avvicini a Dio.
Il biglietto sulla porta del monastero non è quindi uno slogan pubblicitario. È un invito, anche per coloro che pensano di essere troppo lontani da Dio. Spesso è proprio questo a frenare: la tentazione di pensare di non poter essere salvati. Ma è appunto, una tentazione, terribile, che tiene lontani dall’infinita misericordia del Signore, che invece aspetta il nostro “sì” per donarci il suo perdono, nel sacramento della Confessione, e per continuare il nostro percorso di vita insieme a Lui nella convesione.
Perché quando lo si incontra davvero, e questo può avvenire proprio attraverso l’accoglienza di chi ci porta a Lui, poi avviene un cambiamento che trasforma e la vita diventa completamente diversa, nuova. Soprattutto, torna la vita quando c’era solo morte.