Il nuovo pastorale di Papa Leone - www.medjugorje.it (photo: acistampa.it)
E’ convinzione erronea di tutti che il pastorale sia uno degli oggetti che si tramanda da Pontefice a Pontefice, ma non è così: ognuno di loro ha la volontà quanto la necessità di poter chiedere dei “cambiamenti” ai propri arredi sacri.
Papa Leone, infatti, ha cercato di introdurre nuovi elementi al proprio pontificato per distaccarsi un pò da quello che è stato il suo predecessore, Francesco. Ed ecco che, in occasione della chiusura della porta santa di San Pietro, è arrivato un nuovo arredo liturgico per lui.
Si tratta del suo nuovo pastorale: in cosa consiste? E perchè è così diverso da quello dei suoi predecessori? Cerchiamo di capire insieme.
Uno degli elementi che caratterizza un Pontefice è il pastorale, affiancata da quella che è la mitria. Come anche gli altri cardinali e vescovi, è uno degli “oggetti sacri” che presentano ed arredano una figura – guida, quale è, in questo caso, il Papa stesso. Tutti i Pontefici, nel corso della storia, hanno avuto una propria mitria e un proprio pastorale: erroneamente si crede che, specialmente il pastorale, sia un qualcosa che si tramanda di Pontefice in Pontefice e che sia, in sostanza, sempre lo stesso, ma non è così.
Anche Papa Leone XIV, come il suo predecessore Francesco, ha un nuovo pastorale che l’intera comunità di fedeli ha avuto modo di vedere e conoscere in occasione della celebrazione della chiusura della Porta santa della Basilica di San Pietro, lo scorso 6 gennaio. Partiamo dal fatto che il pastorale papale simboleggia il suo ruolo di pastore della Chiesa, ma può anche indicare l’insieme delle linee guida e dell’azione pastorale del Pontefice, specialmente nel contesto dell’anno pastorale della diocesi di Roma.
Il nuovo pastorale di Papa Leone, invece, guarda ai simboli della Pasqua: un oggetto che ha, anche, un suo linguaggio visivo e sta ad indicare quale parte dell’annuncio di Cristo alle genti il Pontefice vuole valorizzare maggiormente. Il pastorale di Leone non ha un Cristo inchiodato alla croce, ma il Cristo vivo che ascende al Padre. Un segno che parla di Pasqua, di movimento, di speranza. Il corpo di Gesù è glorificato e non piegato sulla croce, nel suo ascendere al Padre: la croce resta, ma non è un simbolo di sconfitta, ma è un passaggio alla vita piena, alla vita nella gloria e nella luce.
Con questo nuovo pastorale, Leone ci indica che la Chiesa non resta ferma sulle sue ferite, ma si lascia attirare dalla luce della risurrezione: non camminiamo dietro una sconfitta, ma dietro a Gesù che sale al Padre, accompagnando con se una umanità redenta.