Un santo vissuto su di una colonna - www.medjugorje.it
In questi primissimi giorni dell’anno solare, la Chiesa si trova a celebrare la memoria liturgica di quelli che sono i primissimi Santi della Chiesa nascente, quelli che hanno tracciato il cammino che noi oggi stiamo seguendo.
Oggi, 5 gennaio, si ricorda la memoria di San Simeone Stilita: a molti questo nome non dirà nulla ma, se analizziamo la sua storia, avremo tutte le risposte alle nostre domande, a partire dal fondamentale contributo dato alla Chiesa.
L’ascetismo cristiano nasce proprio con Santi come lui. Ma conosciamo, più da vicino, la sua storia.
Nel pieno di quello che è ancora il periodo del Santo Natale, la chiesa oltre a concentrarsi sul Mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio nel grembo virginale di Maria, guarda anche con attenzione alle varie memorie liturgiche che si susseguono in questi giorni. Si tratta di Santi che, forse, in pochi conoscono ma che hanno gettato le basi dell’attuale Chiesa. Santi dei primi secoli della Chiesa, magari vissuti anche in Oriente, ma che la loro fama si è diffusa piano piano anche in Occidente.
Oggi la Chiesa ne ricorda proprio uno, San Simeone Stilita, detto il Vecchio (ovviamente, per distinguerlo da Simeone il giovane): un santo asceta che è vissuto per ben 37 anni in cima ad una colonna, nel Nord della Siria. Una vita, per molti, considerata strana, ma che è servita a fare di lui un Santo già quando era in vita. Simeone nacque in Siria, figlio di pastori, nel cuore dell’impero bizantino dove il Cristianesimo si diffuse rapidamente, attirando a sè numerosi seguaci.
Sua madre Marta insegnò al figlio chi era Cristo e l’amore che ciascuno aveva per lui, ma il suo avvicinarsi a Dio avvenne intorno ai 13 anni, dopo la lettura del brano del Vangelo delle Beatitudini. Iniziò ad osservare un comportamento molto austero ed entrò in monastero prima del compimento del sedicesimo anno d’età. Un giorno uscì dal convento per iniziare un lungo digiuno in occasione della Quaresima: il priore del convento corse a portargli acqua e pane.
Ma diversi giorni più tardi, Simeone venne trovato in stato d’incoscienza con accanto, il cibo intatto. Quando fu portato in convento, si scoprì che aveva legata alla vita una cintura, fatta di fronde di palma, talmente stretta da ferirlo.
Gli fu chiesto di lasciare il convento. Voleva isolarsi da tutto e tutto e vivere nella contemplazione massima: dapprima si rifugiò in una grotta, poi desideroso della solitudine più totale (visto che nella grotta erano in molti ad andare a chiedergli preghiere), si creò una piccola piattaforma sulla sommità di un pilastro che trovò nelle vicinanze e su questa decise di trascorrere il resto della vita.
Si sostenne che, poiché non era riuscito ad isolarsi dal mondo in orizzontale, decise di farlo in verticale. Davanti a questa sua scelta così estrema di ascetismo, fu il monaco anziano del suo convento a decidere di chiedergli il perchè di questa sua azione, con un atto di obbedienza, ovvero quello di scendere dalla colonna. In caso di rifiuto, lo avrebbero costretto con la forza. Se avesse disubbidito lo avrebbero costretto con la forza, ma se si fosse sottoposto ad obbedienza ve lo avrebbe lasciato. Simeone rese obbedienza completa e sottomissione e pertanto gli fu consentito di rimanere sul suo pilastro.
Simeone non permetteva alle donne di avvicinarsi al suo pilastro, neanche a sua madre e Marta accettò questo desiderio del figlio. Rimanendo vicina a Simeone, abbracciò anche lei una vita monastica di silenzio e preghiera. Quando la madre morì, Simeone chiese che i suoi resti fossero portati a lui. Egli diede un riverente addio alle spoglie della madre, e, secondo le cronache, un sorriso apparve sul suo volto. Anche l’imperatore bizantino Teodosio II e sua moglie rispettarono l’ascetismo di Simeone. Dopo 37 anni trascorsi sul pilastro, Simeone morì il 2 settembre 459.