La forza della fede nella guerra in Ucraina - www.medjugorje.it (photo: vatican news)
La guerra è l’orrore più grande che l’uomo stesso può creare contro se stesso e contro i suoi simili, e purtroppo, ne abbiamo ancora degli esempi nel cuore dell’Europa.
Il conflitto fra Russia ed Ucraina sembra non voler arrivare ad una conclusione, neanche a livello diplomatico. La Chiesa, con i suoi Vescovi e con il Papa, è sempre in prima linea per quelli che sono i trattati di pace e gli incontri fra le due nazioni. Anche altri Paesi, fra i quali gli Stati Uniti, sono il luogo dove i trattati di pace si stanno svolgendo a poco a poco.
La fede, comunque, è quel qualcosa che al popolo ucraino non manca e ai suoi vescovi neppure, che mai si sentono abbandonati da Dio, anche nel pieno di una tempesta così più grande di loro.
Perchè scoppia una guerra? Perchè l’uomo sente la necessità di attaccare con le armi ed uccidere un suo simile? Sono domande che, da secoli, ci poniamo e alle quali mai si riesce a dare una risposta. Le guerre sembravano qualcosa di molto lontano da noi e, invece, sono davvero più vicine di quanto possiamo pensare, una su tutte, il fronte fra Russia ed Ucraina. Un popolo stremato dalla povertà, dalla mancanza di tutto, dalla paura, ma che ha la fede come un qualcosa che la sostiene e la sosterrà sempre e comunque.
E sono proprio i Vescovi ucraini a dichiarare che la fede è quel qualcosa che sta dando al popolo ucraino la capacità e la forza di andare avanti nonostante tutto. Sopravvivere, in queste zone, significa anche restare in pieno contatto e comunione con Cristo e, coon una profonda testimonianza, lo scorso 14 febbraio, il vescovo Pavlo Honcharuk di Kharkiv e padre Wojciech Stasiewicz, direttore della Caritas-Spes della diocesi di Kharkiv-Zaporizhia, hanno raccontato a tutti i presenti come un conflitto, in corso da 4 anni, abbia completamente devastato le loro comunità.
“Possiamo dire che, grazie a Dio, grazie alla nostra fede, abbiamo solide fondamenta” – ha affermato il vescovo – “Siamo nel mezzo di una tempesta di sofferenza e dolore. In questo senso, siamo sempre in attesa della morte, ma in mezzo a tutto questo, cerchiamo di essere capaci di amare e di aiutare gli altri”. Parole forti che ci fanno comprendere davvero il senso di sopravvivenza, non solo della popolazione, quanto anche della Chiesa tutta che l’assiste.
Sono anche i vescovi, oltre che ai sacerdoti, coloro che sono impegnati nelle città e nei paesi, a dare conforto alla popolazione e anche a celebrare i funerali di chi non c’è più o di chi muore in battaglia. “L’inizio della guerra è nel cuore degli uomini. Quando non c’è Dio, una persona non si sente qualcuno. Deve dimostrare continuamente a se stessa e agli altri di essere qualcuno. Sfrutta tutto per dimostrare di essere qualcuno” – continua il prelato.
Davanti ad una situazione di necessità così impellente, la Chiesa non resta a guardare, ma agisce.