La pace cristiana affronta il male alla radice: la violenza non avrà mai l’ultima parola

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La pace cristiana affronta il male alla radice: la violenza non avrà mai l'ultima parola - Medjugorje.it (Canva)
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La riflessione di Padre Clement Barré, sacerdote della diocesi di Bordeaux, chiarisce gli aspetti della pace cristiana.

Il Giubileo della Speranza è terminato e ci lascia di fronte a un paradosso scomodo: mai prima d’ora si è parlato così tanto di speranza, e mai il futuro è sembrato così carico di minacce. E’ ciò che sostiene Padre Clément Barré, sacerdote della diocesi di Bordeaux, che spiega come l’entrata nel tempo ordinario della speranza non significa il prolungamento di un rassicurante interludio spirituale: si tratta di accettare di guardare il mondo senza abbellimenti. E il mondo, afferma Padre Barré, non sta bene.

I conflitti si moltiplicano, si radicano e si intensificano. La violenza non è più un’anomalia lontana, ma una prospettiva credibile. La parola ‘guerra’ non è più un tabù. Riappare nel discorso politico, nelle analisi strategiche, a volte persino nelle nostre conversazioni più ordinarie. Questo semplice ritorno la dice lunga sullo stato del mondo e sulle nostre illusioni infrante.

La pace cristiana è pace di salvezza: la sospensione della violenza non basta

In questo contesto, una formula si impone come una verità apparentemente realistica: si vis pacem, para bellum. “Se vuoi la pace, preparati alla guerra“. L’adagio è rassicurante è dà l’impressione di riprendere il controllo. Soprattutto, aggiunge il sacerdote della diocesi di Bordeaux, ci permette di evitare una domanda più inquietante: di che tipo di pace stiamo parlando esattamente?

Croce illuminata da una luce chiara
La pace cristiana è pace di salvezza: la sospensione della violenza non basta – Medjugorje.it (Canva)

Perché la pace così invocata è spesso una pace minima, difensiva, negativa: l’assenza di conflitto aperto, ottenuta attraverso la deterrenza, la paura o l’esaurimento. Una pace che non trasforma nulla, che non guarisce nulla, che semplicemente sospende la violenza finché non riemerge. È una pace di gestione, non una pace di salvezza.

I cristiani non possono permettersi il lusso dell’idealismo. Sanno che il male esiste, che è strutturato, che è armato. Sanno anche che rifiutare ogni resistenza può consegnare i più deboli alla brutalità dei più forti. Ma non possono nemmeno etichettare semplicemente come cristiana una logica che rimane strettamente mondana.

La pace cristiana non si costruisce sulle stesse fondamenta: non nasce dalla capacità di colpire più duramente, ma dalla capacità di non rendere male per male. La pace non nasce da coloro che accettano di morire per i propri cari; inizia da coloro che accettano di morire per i propri nemici. Ed è proprio qui che il cristianesimo diventa profondamente inquietante. Non perché rifiuta la complessità della realtà, ma perché sposta il campo di battaglia.

La croce rappresenta una battaglia spirituale: il male è sconfitto dall’amore

Padre Barré sottolinea che Cristo non pacifica il mondo neutralizzando i suoi avversari. Affronta la violenza alla radice, smascherandone la menzogna fondamentale: credere che la vita si salvi togliendola agli altri. La croce non è un simbolo decorativo né un vago appello alla gentilezza, bensì è il luogo di una battaglia spirituale radicale, dove il male viene battuto non da una forza superiore ma dall’amore.

Alla fine del Giubileo della Speranza, la tentazione sarebbe grande di chiudere la parentesi e tornare a un’interpretazione della storia strettamente incentrata sulla sicurezza. Questo sarebbe un grave errore spirituale. La speranza cristiana non promette che i conflitti scompariranno: promette invece che la violenza non avrà l’ultima parola.

La battaglia spirituale oggi forse consiste prima di tutto nel rifiutare il fascino della forza, la retorica della paura e la cinica rassegnazione. Consiste nel non permettere alla logica della guerra di colonizzare le nostre menti prima ancora di aver invaso i territori. Consiste nel credere – contro ogni evidenza – che la vera pace non si prepara solo con le armi, ma con cuori capaci di conversione. La pace cristiana annuncia che la storia si giudica dalla prospettiva di una croce, e non da un equilibrio di potere. E questo cambia tutto.