Monsignor Paul Richard Gallagher utilizza parole molto forti contro la maternità surrogata, chiedendone l’abolizione internazionale.
Una settimana fa, nel discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Papa Leone XIV si era espresso molto chiaramente nei confronti della maternità surrogata. Il Pontefice aveva infatti condannato nettamente la pratica che rende la gestazione un “servizio negoziabile” che va ad alterare il progetto di relazionalità originaria della famiglia, violando la dignità umana. Un concetto pienamente condiviso dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretato vaticano per il Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, che non ha esitato a definire “deprecabile” la maternità surrogata, ritenendola “contraria alla dignità umana“.
Nel corso dell’incontro dal titolo ‘Un fronte comune per la dignità umana: prevenire la mercificazione di donne e bambini nella maternità surrogata’, tenutosi a Roma presso la Santa Sede alla presenza del ministro per le pari opportunità e la famiglia Eugenia Roccella, monsignor Gallagher ha ripreso le parole di Papa Prevost e ha ricordato che anche Papa Francesco aveva utilizzato il termine ‘deprecabile’ in riferimento alla maternità surrogata.
L’arcivescovo Gallagher ha ricordato che c’è un limite che non è possibile valicare: la persona è un dono e non può diventare oggetto di un contratto. La maternità surrogata, evidenzia il monsignore, comporta conseguenze che “incidono profondamente sulla concezione che la società ha della maternità, della genitorialità e più in generale della dignità umana”.
Contrasto alla maternità surrogata: il plauso di mons. Gallagher all’Italia
Con questa pratica, fa notare monsignor Gallagher, al centro sono i desideri degli adulti e non più il superiore interesse del minore. Il religioso richiama anche l’articolo 2 del protocollo facoltativo alla Convenzione sui diritti del fanciullo relativo alla vendita dei minori, alle prostituzioni infantili, alla pedopornografia: “Qualsiasi atto o transazione che comporti il trasferimento di un fanciullo da una persona […] a un’altra viene ricondotto alla vendita di fanciulli”.

La pratica, inoltre, nega un diritto fondamentale, ovvero quello di essere cresciuti dalle proprie madri naturali “e spesso – aggiunge mons. Gallagher – anche quello di conoscere le proprie origini biologiche“, riprendendo sempre la Convenzione (art.7). In più la maternità surrogata riduce la madre biologica a mero “strumento di servizi produttivi“, palesando quindi una lesione della sua dignità.
Alcuni Stati vietano la pratica ma per l’arcivescovo bisogna fare di più, ovvero chiederne l’abolizione sul piano internazionale. Monsignor Gallagher ha quindi voluto congratularsi con l’Italia, che nel 2024 ha deciso di estendere il reato di maternità surrogata anche a coloro che scelgono di ricorrervi all’estero.