Cinque nuove testimonianze di santità ricordano che il Vangelo continua a fiorire in ogni epoca e latitudine.
Il Santo Padre ha autorizzato la promulgazione di cinque Decreti del Dicastero delle Cause dei Santi. Due nuovi beati e tre nuovi venerabili entrano così nel cammino ufficiale verso gli altari. Storie diverse, unite da un’unica radice: l’amore radicale per Cristo e per la Chiesa.
Due nuovi beati: un sacerdote del Libano e un frate francescano di Francia
Tra le notizie più significative per la Chiesa universale vi è la prossima beatificazione di Béchara Abou-Mourad, sacerdote libanese dell’Ordine Basiliano del Santissimo Salvatore dei Melchiti. Il riconoscimento giunge dopo l’approvazione di un miracolo attribuito alla sua intercessione: la guarigione inspiegabile di una donna costretta da anni alla sedia a rotelle.
Nato a Zahle nel 1853, al secolo Selim, maturò presto la vocazione sacerdotale entrando nel monastero basiliano di Säidā. Ordinato presbitero nel 1883, svolse il suo ministero tra formazione dei giovani, attività pastorale e intensa opera caritativa. A Deir el Quamar, dove mancava una chiesa, celebrava la Messa nelle case dei fedeli, fino a promuovere la costruzione di un edificio sacro grazie all’aiuto della comunità e dei benefattori.
La sua spiritualità era profonda e concreta: fondò un’associazione di beneficenza, fu guida e confessore, e negli ultimi anni della vita, nonostante la salute fragile, continuò a offrire sostegno spirituale nella cattedrale melkita di Säidā. Morì nel 1930. Il miracolo riconosciuto racconta di una donna affetta da gravi patologie degenerative che, dopo aver pregato con fiducia il sacerdote in una notte di grande dolore, il giorno seguente riprese a camminare senza alcun ausilio. Un segno che ha aperto la strada alla sua beatificazione.
Accanto a lui viene proclamato beato, per via equipollente, anche Gabriele Maria (al secolo Gilberto Nicolas), frate minore osservante vissuto tra XV e XVI secolo in Francia. Il culto a lui tributato da secoli è stato ora ufficialmente confermato.
Probabilmente nato attorno al 1460 nei pressi di Riom, sviluppò una profonda devozione mariana che lo condusse alla vita francescana. Ordinato sacerdote, insegnò Teologia morale per quasi vent’anni. Un passaggio decisivo della sua esistenza fu l’incontro con Giovanna di Valois: insieme fondarono nel 1501 l’Ordine dell’Annunciazione della Beata Vergine Maria, di cui scrisse le Regole.
Guidò la nuova famiglia religiosa per circa trent’anni, accompagnandone l’espansione in vari Paesi europei. Uomo colto, predicatore appassionato, visse con radicalità la povertà evangelica. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1532, la fama di santità si diffuse rapidamente, sostenuta anche da segnalazioni di grazie e miracoli. La Chiesa oggi riconosce ufficialmente quel cammino di venerazione popolare.

Tre nuovi venerabili: eroicità delle virtù in Italia e in India
Insieme ai due beati, il Papa ha autorizzato anche il riconoscimento delle virtù eroiche di tre figure che diventano venerabili.
Tra loro il sacerdote ligure Francesco Lombardi, parroco di Bussana per 47 anni. Nato nel 1851, fu uomo di intensa preghiera e promotore instancabile della devozione al Sacro Cuore di Gesù. Dopo il devastante terremoto del 1887, che distrusse la chiesa durante la Messa del Mercoledì delle Ceneri, si adoperò per costruire un santuario e avviare opere sociali: asilo, laboratorio per ragazze, ricovero per anziani, orfanotrofio. Sull’onda dell’enciclica Rerum Novarum, promosse anche una Società Operaia e una Cassa rurale. Morì nel 1922, lasciando un’impronta spirituale profonda nella sua terra.
Venerabile è anche il cappuccino indiano Theophane, nato nel Kerala nel 1913. Entrato tra i francescani cappuccini, fu predicatore stimato, formatore, missionario e parroco. Costruì conventi, chiese e un seminario per le vocazioni cappuccine. Visse lo spirito di San Francesco con semplicità e carità verso i più poveri. Alla sua morte, nel 1968, la fama di santità era già diffusa; molti lo paragonarono per lo zelo spirituale a padre Pio.
Infine, il laico bresciano Fausto Gei, nato nel 1927. Colpito da sclerosi multipla mentre studiava medicina, trasformò la malattia in una missione. Entrò nel Movimento dei Volontari della Sofferenza fondato da Luigi Novarese e si dedicò all’“apostolato della penna”, scrivendo a numerosi malati per sostenerli nella fede. Nonostante la progressiva perdita della parola e dei movimenti, offrì la propria sofferenza come servizio alla Chiesa. Morì nel 1968, lasciando una testimonianza luminosa di fede vissuta nella prova.
Sacerdoti, religiosi e laici, in Europa e in Asia, tra missione, sofferenza e carità operosa: il loro esempio ci ricorda che la santità nella Chiesa non è un ideale astratto, ma una risposta concreta alla chiamata di Dio.