Lo abbiamo ripetuto più volte: la Chiesa annovera, nel suo elenco, davvero tantissimi santi dei quali, non tutti, ne hanno memoria. In questo giorno, si pone l’attenzione su di una famiglia di martiri.
Oggi 19 gennaio, la Chiesa fa memoria dei martiri Mario e Marta, coniugi. e dei loro figli Abaco e Audiface. Apparentemente, ai più, questi nomi non potranno dire nulla, ma per la primissima chiesa dei primi secoli dicono molto.
Su di loro si hanno davvero pochissime e incerte notizie che derivano dalla Passio di San Valentino, del IV secolo. Conosciamoli insieme.
Una delle prime famiglie che non rinnegò Cristo
Santi che hanno una storia sconosciuta, la Chiesa ne ha molti. Le loro storie sono state, poi, ricostruite nel corso dei secoli grazie anche ad una serie di testimonianze raccolte anche da chi era loro vicino, o da alcuni testi che hanno ricordato le gesta dei primissimi martiri della Chiesa nascente. Sappiamo bene anche che i primi secoli della Chiesa sono stati caratterizzati da continue persecuzioni da parte degli imperatori pagani e che, solo con l’Editto di Costantino, nel 313 d.C., si arrivò al riconoscimento, anche se non meno tribolato, del Cristianesimo come religione dell’impero.
Durante i primi secoli della Chiesa, come dicevamo, sono stati tanti i martiri e coloro che hanno donato la vita per Cristo, non rinnegando mai la loro fede. Fra questi, vi era una famiglia: Mario e sua moglie Marta, insieme ai figli Abaco e Audiface, dei quali oggi ricorre la memoria liturgica. La storia racconta che Mario era di origine persiana e che arrivò a Roma nel 270 d.C., insieme alla moglie Marta e ai due figli Audiface e Abaco, per venerare i sepolcri dei martiri.

La famiglia, aiutata dal prete Giovanni, iniziò a seppellire, lungo la via Salaria, i corpi di oltre 260 martiri che giacevano uccisi in aperta campagna, per dare loro degno ricordo in nome di Cristo. Scoperti, furono interrogati dal prefetto Flaviano e dal governatore Marciano, i quali volevano sapere da loro il motivo di questo gesto. Rifiutarono di abiurare e di sacrificare agli idoli e furono dunque condannati a morte. Gli uomini furono giustiziati lungo la via Cornelia, Marta invece, presso uno stagno poco distante.
La storia, ancora, racconta che una matrona romana, di nome Felicita, diede loro sepoltura in un suo personale possedimento. Qui, in questo stesso luogo, sorse poi una chiesa di cui, ancora oggi, si possono ammirare i ruderi e che divenne meta di pellegrinaggi nel Medioevo. Nel Settecento, a seguito del graduale aumento degli abitanti, fu presentata una richiesta per edificare una nuova chiesa capace di ospitare in maniera “decorosa” tutti i devoti alla famiglia dei Santi Martiri Mario, Marta, Audiface e Abaco.
Le loro reliquie furono traslate a Roma nelle chiese di sant’Adriano e di santa Prassede. Oggi i loro corpi sono conservati in un’unica urna posta sotto l’altare maggiore della chiesa di San Giovanni Calibita nell’isola Tiberina a Roma.