Il pontefice ha ripristinato una vecchia tradizione, che sotto il papato di Bergoglio era stata accantonata. Ecco di cosa si tratta
Papa Leone XIV ha deciso di ripristinare una tradizione che durante il pontificato di Papa Francesco, si era messa da parte. Nel dettaglio, Leone ha deciso che tornerà a celebrare la Santa Messa del Giovedì Santo in Coena Domini, nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
La Messa in questione avrà luogo il prossimo 2 aprile 2026. La comunicazione, in merito, è arrivata la scorsa settimana, come pubblicato dalla Prefettura della Casa Pontificia. Nel 2013, Papa Francesco aveva deciso di interrompere la tradizione della Messa in San Giovanni in Laterano, per celebrarla nella cappella del carcere minorile in Casal del Marmo, zona periferica della Capitale.
In quell’occasione lavò i piedi a 12 detenuti e da quel frangente in poi, per tutta la durata del suo pontificato, Francesco non celebrò in San Giovanni in Laterano, come accaduto con i suoi predecessori.
Monsignor Falbo sulla scelta di Papa Leone XIV:«Gli anni di Francesco furono un’eccezione»
A esprimersi sulla scelta di Papa Leone XIV di ripristinare la suddetta tradizione è monsignor Giovanni Falbo, canonico del Laterano.

In un colloquio con Aci Prensa, Falbo ha spiegato che il ripristino della celebrazione del giovedì santo in San Giovanni in Laterano mostra come il periodo del pontificato di Francesco sia stato l’eccezione. «Gli anni del pontificato di Papa Francesco, come è accaduto per tante altre celebrazioni e iniziative, costituiscono un’eccezione, motivata dal desiderio di offrire al mondo un segno chiaro di predilezione per i poveri e gli ultimi, portando l’attenzione del vescovo di Roma sui luoghi della sofferenza».
Nonostante si è trattato di un gesto davvero lodevole, ci sarebbe stata, secondo Falbo, «una certa privatizzazione della celebrazione dell’Ultima Cena», in quanto in questi luoghi lo spazio era limitato e non era possibile far partecipare i sacerdoti della diocesi romana.
Da qui si evince un vero e proprio cambio di passo, che non significa ridurre l’attenzione sui poveri.«Ci sono innumerevoli occasioni, durante l’anno, per sottolineare la predilezione del Signore e della Chiesa per gli ultimi», ha proseguito Falbo. Tuttavia, il ritorno alla Messa nella suddetta Basilica mostrerebbe come Leone voglia «non solo essere, ma comportarsi come vescovo di Roma».
Monsignor Falbo spiega che il rito della lavanda dei piedi «affonda naturalmente le sue radici nel gesto compiuto da Gesù nel cenacolo, quando lavò i piedi ai suoi apostoli prima dell’istituzione dell’Eucaristia».
Sin dai primi tempi della Chiesa, era un gesto ritenuto un criterio per capire chi erano veri discepoli. In origine, il Giovedì Santo era composto da tre diverse Messe (penitenti, oli santi, Cena del Signore). Ecco perché lavanda dei piedi e Coena Domini non era unite, all’inizio.
Celebrazioni Triduo
Con la riforma del Triduo Sacro di Pio XII (1955), il pontefice celebra le liturgie del Triduo a San Pietro e San Giovanni in Laterano. In quest’ultima ha luogo la celebrazione serale del Giovedì Santo con lavanda dei piedi.