Ricky Memphis e la Madonna: una devozione nata da bambino

Ricky Memphis attore romano in posa durante un evento pubblico Ricky Memphis attore romano in posa durante un evento pubblico
Ricky Memphis
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Riccardo Fortunati, noto come Ricky Memphis, racconta la sua fede cattolica, la devozione alla Madonna, la preghiera quotidiana e la paura di lasciare soli i figli.

L’intervista parte in modo insolito: Ricky Memphis è su un’ovovia a Cortina d’Ampezzo, giurato al Festival del cortometraggio, e risponde con il fiato corto per aver corso a prenderla al volo. All’anagrafe Riccardo Fortunato, romano di Monte Mario, ha perso il padre a 4 anni in un incidente. È cresciuto in una famiglia numerosa, non atea ma anticlericale e non praticante. Eppure la fede non l’ha mai lasciato, nemmeno negli anni in cui frequentava chi la vedeva di traverso. «Cercai di allontanarmi dal mio credo, come se me ne vergognassi», racconta. Poi, quando ha iniziato a ragionare per conto suo, ha capito che quella fede era una grazia ricevuta.

Il Vangelo sul comodino e don Paolo Tammi

Ogni sera Ricky legge qualche pagina del Vangelo, che tiene sul comodino. Lo dice con una certa autoironia: «Rimango un cristiano che sbaglia spesso». Non è una posa. È il racconto di qualcuno che ha trovato un punto fermo, non una perfezione da esibire. Nel suo percorso ha avuto una guida precisa: don Paolo Tammi, parroco della parrocchia di San Pio X alla Balduina, il quartiere romano dove viveva da ragazzo. Confessore, direttore spirituale e, soprattutto, amico. Un riferimento che ha pesato.

La devozione mariana e il nome della figlia

La Madonna occupa un posto a parte nella vita di Ricky. «Nei momenti di “calo” c’è sempre stata, quasi fisicamente, a riportarmi verso Gesù», dice. Una volta, durante un corso di filosofia materialista, sentì parlare male di Maria e si sentì offeso come se avessero insultato sua madre. Sua figlia si chiama Maria perché la notizia della gravidanza arrivò il 13 maggio, festa di Nostra Signora di Fatima. Non una coincidenza, per lui. Tra i santuari ha visitato quello del Divino Amore a Roma. Vorrebbe andare a Medjugorje, ma tiene a precisare: «Non sento la necessità di apparizioni sovrannaturali per credere, perché la Verità è già stata rivelata da Gesù».

Ricky Memphis e l'amicizia con don Paolo Tammi
Don Paolo Tammi e Ricky Memphis

La paura più grande: lasciare soli i figli

La morte non lo spaventa. Lo spaventa l’idea di lasciare soli Francesco e Maria prima che abbiano finito di aver bisogno di lui, come accadde a lui con suo padre. È una delle risposte più dirette dell’intervista, e forse la più umana. Vuole trasmettere ai figli gli insegnamenti del Vangelo, «anche prendendo esempio da me», dice, consapevole di non riuscire sempre ad applicarli. Prega per questo. Prega in modo tradizionale — Ave Maria, Padre Nostro — e in un dialogo interiore continuo, anche in ovovia. Ci sono periodi in cui va a Messa ogni sera nella sua parrocchia Regina Pacis, a Monteverde.

I Cesaroni 7 e il ritorno con Amendola

Sul fronte professionale, Ricky Memphis è soddisfatto del suo ruolo nei Cesaroni 7, dove interpreta una new entry. Ritrovare Claudio Amendola, che lo scoprì per il film Ultrà nel 1991, è stato un ritorno importante. «In parte ho iniziato questo mestiere grazie a lui», riconosce. Il suo ultimo film è Prendiamoci una pausa di Christian Marazziti (2026). Il suo Papa del cuore resta Giovanni Paolo II, approfondito e amato dopo essersi liberato da posizioni anticlerical che non gli appartenevano. Di Benedetto XVI apprezzava lo spessore culturale e la solidità come custode della fede. Sulla Chiesa di oggi è netto: «Il cristianesimo non si può reggere senza la Chiesa perché è opera dello Spirito Santo».