Il cantante Ron al meeting di Rimini (www,medjugorje.it)
Rosalino Cellamare, in arte Ron, ha incantato il Meeting di Rimini con un incontro intimo e profondo, dove ha raccontato la sua anima e il rapporto indissolubile con la fede e la musica.
In una sala solitamente riservata a dibattiti politici ed economici, con un’acustica non perfetta, Ron ha trasformato l’ambiente in un luogo di emozione e condivisione grazie a una semplice chitarra e alla sua voce unica. La sua esibizione ha preso vita con brani che hanno segnato quasi sei decenni di carriera, da “Vorrei incontrarti fra cent’anni” a “Joe temerario”, passando per la vittoria al Festival di Sanremo del 1996 con Tosca e l’omaggio all’amico Lucio Dalla con “Almeno pensami”.
Durante la serata, il cantautore ha spiegato come l’arte musicale sia più grande della paura di sbagliare: «Cerco di non pensare troppo e lasciar uscire quello che ho, che sono. Amo l’arte musicale e le emozioni che scatena nel pubblico, ma credo di essere una persona qualunque. Sono felice per quello che sono». La musica diventa così un mezzo per accarezzare l’anima, un concetto che Ron ha definito come «una parte che non riuscirò mai a toccare ma che posso sentire, un amore profondo, quello di Dio».
La genesi di “Piazza Grande”, uno dei brani più celebri della musica italiana, nasce da un’intensa emozione vissuta da Ron di fronte al mare siciliano: «Mi sembrava una grazia, una bellezza così grande che non avrebbe potuto esistere senza un Dio che ha creato tutto». Questa esperienza ha dato vita a una forza creativa capace di alimentare l’anima e la musica, oltre ogni spiegazione razionale.
Ron ha riflettuto sul rapporto tra musica e scienza, ammettendo di non aver mai pensato in termini così “scientifici”, ma di sentire da sempre la musica come una vibrazione che accarezza l’anima. «Il segreto della vita è non smettere di cercare la carezza in mezzo alle difficoltà, è volersi bene». E proprio questo amore è ciò che lo sostiene da sempre: «So che Dio è sempre con me, e io con lui. Non sarei mai riuscito a fare quello che ho fatto senza l’amore di Dio».
Rosalino Cellamare, nato a Dorno (Pavia) nel 1953, è uno dei cantautori più influenti della sua generazione, con una carriera che abbraccia oltre cinquant’anni e più di quaranta album pubblicati. Un percorso artistico segnato dalla collaborazione con grandi nomi della musica italiana, come Lucio Dalla e Francesco De Gregori, e riconoscimenti prestigiosi tra cui il Premio Tenco alla Carriera e il Premio della Critica “Mia Martini”.
Dalla sua infanzia a Garlasco, dove la fede e la musica si sono intrecciate fin da subito – come ricorda il suo impegno nel coro della chiesa – Ron ha sempre sentito la presenza di Dio come un pilastro fondamentale della sua esistenza. «Se non avessi la fede, mi sentirei solo e disperato», confida, sottolineando come la fede sia il motore che lo ha spinto a superare tante difficoltà nel mondo musicale e personale.
Durante la serata, Ron ha anche raccontato con affetto il legame spirituale che lo unisce all’anima di Lucio Dalla, che considera ancora vicino e presente: «Starà ridendo con i suoi amici in Cielo, andrà in giro a raccontare barzellette, come faceva da vivo. Lucio era molto credente e so che mi capirebbe». E ha ricordato con gratitudine i genitori, la cui presenza e consigli sono stati fondamentali per la sua crescita artistica e umana.
Ron ha anche toccato un tema sensibile e attuale: il rapporto tra fede e musica nel contesto italiano. «In Italia, appena si parla di Dio nelle canzoni, molti si irrigidiscono. In America, invece, è esattamente il contrario», osserva, citando il successo internazionale di brani come “Miserere” di Zucchero, che contiene forti riferimenti spirituali.
L’artista ha raccontato di aver vissuto personalmente questo pregiudizio, soprattutto con l’album “Angelo”, che ha suscitato reazioni non sempre positive e rilassate. «C’è paura, paura di se stessi», afferma, riferendosi a quel bisogno di confinare la fede fuori dall’arte e dalla cultura contemporanea.
Chiudendo la sua testimonianza, Ron ha espresso un giudizio positivo sul nuovo pontificato: «Papa Leone mi piace molto, farà grandissime cose. Quando l’ho ascoltato, ho sentito una persona molto ferma ma anche tenera».
Ron ha iniziato la sua carriera giovanissimo, partecipando al Festival di Sanremo del 1970 e collaborando con Lucio Dalla e altri grandi artisti. Il rapporto con Dalla è stato determinante: insieme hanno scritto “Piazza Grande”, una delle canzoni simbolo della musica italiana. La loro amicizia e collaborazione hanno segnato un’epoca e continuano a ispirare artisti e appassionati.
Attraverso la sua musica, Ron ha raccontato l’importanza di raccontare i successi senza soffermarsi sui fischi, riflettendo la passione e i sacrifici che il mestiere comporta. La sua produzione spazia dal pop al pop rock, dal folk alla musica d’autore, dimostrando una versatilità che ha conquistato il pubblico italiano e internazionale.
La sua anima, accarezzata dalla fede e dalla musica, continua a vibrare in ogni nota, ogni parola e ogni emozione condivisa con chi lo ascolta. Una testimonianza che unisce spiritualità e arte, in un dialogo profondo e sincero con il pubblico.