Una vita di fede, quella di Sammy Basso - www.medjugorje.it (photo: il giornale di Vicenza)
Una vita straordinaria anche se breve, ma intensa: stiamo parlando di Sammy Basso che, nel 2024, all’età di 28 anni, è salito al cielo. Una vita vissuta con la malattia (la progeria) ma anche con fede e coraggio, più di ogni altra persona.
La sua vita, racconta in un libro “Sammy – Una vita da abbracciare“, edito da San Paolo, vede amici e genitori dare una concreta testimonianza di vita di questo giovane che ha fatto, come diceva San Giovanni Paolo II, della propria vita un capolvaoro.
Una storia da leggere sì, ma anche e soprattutto da conoscere e raccontare. Conosciamo anche noi meglio la figura di Sammy Basso.
Non solo la malattia, ma anche la ricerca scientifica, lo studio e la fede: questi sono stati i pilastri di vita di Sammy Basso, giovane ragazzo di 28 anni, ammalato di progeria, che è volato al cielo lo scorso anno. Tutti lo abbiamo visto almeno una volta e tutti, allo stesso modo, abbiamo apprezzato le sue parole, la sua cultura, il suo aver accettato la malattia ma facendone un qualcosa di positivo per la sua, seppure breve, esistenza.
Un libro racconta la sua vita, ma anche la testimonianza dei suoi genitori che lo hanno sempre accompagnato e mai lasciato solo. A partire da sua mamma Laura che, come racconta in un’intervista a “Famiglia Cristiana“, più volte gli ha detto: “Sammy, guarda che se chiedi a Gesù di farti guarire, lui può farlo”. Un modo istintivo, per una mamma, di guardare al figlio ma anche di chiedere al Signore la possibilità di guarirlo. La fede ha sempre accompagnato Sammy, fino all’ultimo istante della sua vita.
“No, mamma. Perché se Gesù mi ha fatto così, vuol dire che mi vuole così. Probabilmente ha un progetto per me” – aveva solo 5 anni, racconta la sua mamma, quando Sammy le rispose così. E, infatti, il progetto di Dio su Sammy era davvero un altro, qualcosa di straordinario. Nonostante la progeria (la malattia che provoca un invecchiamento precoce), nulla ha mai fermato il giovane, che è arrivato anche a laurearsi e a portare avanti diversi progetti di studio per la sua malattia, non per guarire se stesso, ma per permettere, in futuro, a chi ne verrà colpito, di avere una speranza a cui aggrapparsi.
I suoi genitori, ovviamente, sono quelli che hanno maggiormente vissuto con Sammy e sono sempre rimasti stupiti da come lui vivesse la sua vita, soprattutto come amasse vivere la fede che, come raccontano, “era una cosa tutta sua“. La sua fede andava ben oltre quello che facevano tutti gli altri ragazzi e bambini. Quando, all’età di 11 anni, decise di non sottoporsi ad una sperimentazione per un farmaco contro la progeria, così rispose ai suoi genitori: “Ci diceva: “Gesù mi ha fatto così. E se io, prendendo questo farmaco, vado contro il suo volere?”.
Sembra esserci una crisi nelle certezze di fede di Sammy, ma in realtà qualcosa sta cambiando: inizia a leggere il Vangelo ogni mattina, ascolta le riflessioni di Papa Francesco, guarda a San Francesco d’Assisi come santo di riferimento. “Con una malattia così invalidante, nonostante tutto quello che ha passato, aveva una fede enorme. E noi ci chiedevamo spesso: ma come si fa?” – si chiedono ancora oggi i suoi genitori.
C’è una cosa che, più di tutti, continua a stupire del testamento di Sammy; la sua richiesta, a tutti, di non smettere mai di vivere. E non poteva essere altrimenti per un ragazzo così coraggioso come lui è stato.