Marco gallo presto santo? - www.medjugorje.it (photo: la repubblica)
Proprio come ci ha più volte ripetuto Papa Francesco, non bisogna essere solo sacerdoti, suore o consacrati per aspirare alla santità. Un esempio ce lo hanno dato, solo in ordine di tempo, Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, ma prima di loro ci sono stati anche altri laici che sono diventati santi.
Quella che stiamo per presentarvi è la storia di un altro giovane ragazzo, già Servo di Dio, e di cui sta per essere aperta la causa di Beatificazione. Si chiama Marco Gallo.
Una testimonianza forte la sua e, perchi lo ha conosciuto o per chi si affaccia a conoscerlo proprio ora, è un continuo “aprirsi di cuori a Cristo”. Scopriamo, anche noi, la sua storia.
Il prossimo 7 marzo si aprirà ufficialmente la causa di Beatificazione del Servo di Dio, Marco Gallo: è stato firmato il documento da don Marco Gianola, collaboratore del servizio per le Cause dei Santi. Sarà Monsignor Delpini, Arcivescovo di Milano che, durante una celebrazione eucaristica aprirà la causa. La vita di Marco è stata breve ma intensa, ed ha lasciato un segno profondo in tutti coloro che lo hanno conosciuto.
Nato nel 1994 e volato al cielo nel 2011, un ragazzo allegro, esuberante che amava correre e scalare montagne ma che, nonostante tutto, si è lasciato incontrare e trasformare da Cristo. Anche se lui si definiva un animo inquieto perchè alla continua ricerca di Dio, all’età di 15 anni “manifesta di aver raggiunto quella felicità che tanto cercava“. Possibile? Marco era un ragazzo normale come tanti della sua età, ma con il suo desiderio di essere felice. Grazie a questo “desiderio” diventa un altro e finalmente trova se stesso grazie all’incontro con Gesù.
Nato a Chiavari, ha due sorelle, Francesca e Veronica; dalla Liguria si trasferiscono prima a Lecco e poi a Monza. I suoi genitori e le sue sorelle ne parlano con ardore e con fierezza della sua testimonianza di vita ma anche di come Marco sia diventato un esempio di conversione per tanti ragazzi come lui. Sua sorella Veronica, in un’intervista a “Il Timone”, spiega quanto sia dolorosa la perdita di un fratello e di come non ci si abitui mai ad un’assenza del genere. Il papà di Marco, invece, lo racconta come un ragazzino che ha persino sofferto per la radicalità della sua ricerca di significato.
Un incidente in motorino, mentre sta andando a scuola, strapperà Marco per sempre alla vita, alla sua famiglia, ai suoi amici. C’è una frase che il ragazzo ha scritto sul muro della sua camera la sera prima di morire: è la frase detta dall’angelo al sepolcro di Gesù alle donne: “Perchè cercate fra i morti colui che è vivo?“. Marco cercava Cristo con tutto il suo cuore e, alla fine, lo aveva pienamente trovato. Esempio per tanti giovani che desiderano convertirsi, Marco sia la loro guida in questo cammino complesso, ma non impossibile.