martiri di Siroki Brijeg (credit@ortologismi)-medjugorje.it
Il 7 febbraio 2026 ricorre la memoria liturgica dei martiri di Široki Brijeg, uccisi in Bosnia-Erzegovina, per non rinnegare la fede.
Era il periodo della dominazione ottomana in Bosnia Erzegovina e 12 frati francescani, originari dell’Erzegovina, scelsero di ritornare in patria. A Široki Brijeg decisero di costruire una chiesa per omaggiare la Madonna Assunta in Cielo, un monastero francescano, un seminario, una scuola dotata di ginnasio e una casa per studenti che venivano da fuori.
In poco tempo, questo luogo si convertì in un vero e proprio centro di cultura cristiano. Qui i francescani non si limitavano a ricoprire il mero ruolo religioso, ma erano anche insegnanti, intellettuali, scrivevano manuali, libri scolastici. Il monastero era un mezzo per trasmettere la fede e formare le nuove generazione.
Con molta probabilità, questo fu uno dei motivi per cui fu preso di mira e divenne bersaglio ideologico. Un secolo dopo la fondazione, i partigiani comunisti titini attaccarono il monastero, il 7 febbraio 1945.
Erano le 15 di quel terribile giorno a Široki Brijeg: nel monastero c’erano 30 religiosi. L’obiettivo dei partigiani titini era quello di sradicare la fede cattolica e devastare i simboli del cristianesimo, andando a frantumare il legame della popolazione con i francescani.
I soldati cercarono di obbligare i frati a togliere l’abito religioso, minacciandoli di ucciderli. Dicevano loro frasi come:«Dio è morto, non c’è il Papa, non c’è la Chiesa». I frati, di tutta risposta, in coro, non si lasciarono spaventare e risposero:«Noi siamo religiosi, consacrati, non possiamo lasciare il nostro abito». E un soldato, buttando il Crocifisso per terra disse:«Ora scegliete:vita o morte».
Posti di fronte a questa scelta, i frati non ebbero esitazione e uno dopo l’altro si inginocchiarono, presero il Crocifisso e lo baciarono, stringendolo a sé. Dissero:«Tu sei il mio Dio, il mio Tutto». Presi in ostaggio, vengono portati via ad uno ad uno, assassinati e poi bruciati, dopo aver gettato loro benzina.
Mentre andavano incontro alla fine, pregavano e cantavano litanie alla Madonna, testimonianza che hanno raccontato soldati del plotone d’esecuzione. Uno dei militari restò molto colpito, tant’è che rammentò le parole di sua madre che gli diceva “Dio esiste”. Parole che si contrapponevano a quanto predicavano Stalin, Lenin, Tito.
Guardando i frati morire per la fede, per non rinnegare Nostro Signore, l’uomo si convertì. Oggi ha un figlio che è diventato sacerdote, mentre sua figlia è una suora.