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Social sotto accusa per danni ai minori: cosa sta succedendo

Un processo che non ha precedenti si è aperto contro i principali social e ha a che fare con un problema che riguarda i giovanissimi. 

Siamo abituati a utilizzare i social ogni giorno, tant’è che ormai in tanti ne sono assuefatti, sia tra i giovani, sia tra gli adulti. Ma è sui giovanissimi e i social che in questi giorni sono puntati i riflettori, tant’è che nei giorni scorsi, negli Usa, si è aperto un processo senza precedenti a Los Angeles.

Il motivo? Meta (Facebook e Instagram), ByteDance (TikTok) e Google (YouTube) sono accusate di aver progettato in modo conscio, tecnologie in grado di creare assuefazione e danneggiare la salute mentale, soprattutto per quanto concerne bambini e adolescenti.

A denunciare è una 19enne, che asserisce di esser divenuta dipendente dai social, di manifestare segni depressivi e di essere peggiorata in modo notevole a livello psicologico. Tra le accuse mosse ai colossi social sopraccitati, c’è quella che, alcuni strumenti usati sulle varie piattaforme, non farebbero altro che incentivare il tempo di permanenza, far crescere le interazioni e monetizzare attenzione. Questo, tramite scrolling, notifiche continue, like e molto altro ancora.

Un processo che non riguarda solo i minori

Tuttavia, si tratta di un processo che, secondo alcuni esperti, non interesserebbe solo i minori, perché anche molti adulti sono spesso assuefatti dai social e perdono facilmente attenzione.

Social sotto accusa per danni ai minori-medjugorje.it

Si può notare come anche molti adulti siano esposti a processi spiacevoli come gogne mediatiche, campagne di odio, e basta davvero poco per giocarsi la reputazione. Tutto questo fa riflettere sull’importanza di educare all’uso dei social, cosa che non può essere sottovalutata.

Questo perché, soprattutto quando ci si trova di fronte agli hater, ci possono essere conseguenze molto serie soprattutto a livello psicologico e non è solo uno sterile attacco virtuale. Il processo in questione, a detta di alcuni commentatori, metterebbe sul piatto un principio importante, ossia l’idea che le piattaforme non abbiamo responsabilità sugli effetti degli strumenti che realizzano.

Nel processo si pone in evidenza come un’azienda, quando crea un ambiente che può dare assuefazione o portare a isolarsi e in qualche modo causare ansia, dovrebbe prevedere anche modi per tutelare gli utenti, mettere in campo misure di intervento, non per censurare ma per una questione di responsabilità a livello tecnologico.

Al di là delle cause legali, diversi esperti ritengono sia necessario educare all’uso consapevole dei social e al far emergere una coscienza critica. È quindi importante, in questo contesto, instaurare relazioni reali, fare sport, o altre attività live.

Published by
Anna Di Donato