La legge sul suicidio assistito non passa in Francia. A bloccare tutto è stato il Senato. Ecco cos’è successo
Il Senato francese ha detto no al suicidio assistito. Si tratta di una scelta che va oltre la solita dinamica parlamentare. L’articolo 4 è stato bocciato, dopo lunga e attenta valutazione, e con esso è crollato tutto il provvedimento.
Inizialmente, questa sarebbe dovuta essere una legge storica, ma non è riuscita a superare quelle che, d’altronde, sono questioni etiche, che portano inevitabilmente a ragionare. Il testo, da quanto si apprende, avrebbe avuto fondamenta piuttosto vulnerabili, in quanto si sarebbe cercato di unire modi di vedere inconciliabili di ben tre mondi: quello della medicina, il patto sociale e il punto di vista umano.
Si tratta senza dubbio di un tema molto delicato, e salta all’occhio, di primo acchito, il fatto che questa bocciatura non sia frutto dei soliti disaccordi politici. Qui hanno votato contro senatori di destra, centro e anche sinistra.
Questa riforma, in sostanza, avrebbe portato all’introduzione di eutanasia e suicidio assistito, nonostante con dei limiti se paragonato al testo passato in Assemblea Nazionale. Da qui lo stallo che in un certo qual modo blocca l’iter legislativo.
Suicidio assistito in Francia, il Senato vota no: cosa succederà, ora?
Ad oggi, il futuro, per questa legge, è alquanto incerto, tant’è che ha suscitato un certo disorientamento a livello politico. Non ci sarebbe una linea condivisa, ciò che emerge dal voto in questione.

Tuttavia, già fuori dai palazzi del potere, qualcuno, come il cardinale Marc Aveline, a capo dei vescovi francesi, aveva commentato tale legge come “né buona né necessaria“.
La Conferenza episcopale francese aveva detto la propria in merito, avvertendo che un’eventuale legge del genere avrebbe portato a una deriva etica. Un nodo centrale delle critiche era quello della mancanza di accesso assicurato a cure palliative, sollievo dalle sofferenze e presenza umana.
Nello specifico, i vescovi avevano detto:«Presentare l’eutanasia e il suicidio assistito come atti di cura confonde gravemente i riferimenti etici. Si stornano le parole dal loro vero senso per anestetizzare meglio le coscienze: quest’offuscamento non è mai neutro. Non si cura la vita dando la morte».
In sostanza, i vescovi, intervenuti con una nota sul dibattito suicidio assistito, hanno messo in evidenza la differenza lasciar morire una persona e farla morire, causandone volontariamente il decesso e convertendo la questione in atto medico o normativo.
Essi hanno sottolineato due principi che dovrebbero continuare a essere abbinati ossia il diritto a non soffrire dell’essere umano, sedandolo, offrendo cure palliative e il dovere di accompagnare un soggetto alla morte, non lasciandolo solo. Vedremo come si evolverà ulteriormente la questione.