Svolta storica in questo Paese: vietato l'utero in affitto-medjugorje.it
Decisione storica in questo Paese: la legge ha scelto di vietare l’utero in affitto. Ecco dove e cosa è successo
Una scelta storica giunge dal lontano Cile: di recente, il Paese sudamericano ha deciso di approvare una legge che vieti l’utero in affitto in qualunque forma. Si tratta di una decisione che non si ferma al vietare di mettere in atto tale pratica, ma ne blocca anche tutto il contorno, ossia intermediazione, promozione, pubblicità, organizzazione logistica, agenzie specializzate ecc.
La legge ha avuto un consenso politico trasversale, tant’è che i voti a favore della suddetta norma sono arrivati da tutti i partiti, il che è sintomo di una convergenza non solo di idee, ma soprattutto etica.
Ad accogliere in maniera positiva il divieto in questione sono stati anche organismi come il Gruppo di Esperti di Casablanca, nonché Reem Alsalem, Relatrice Speciale ONU.
Nel testo legislativo cileno si legge che la maternità surrogata è vista come una forma di mercificazione della gravidanza.
Nel dettaglio, un meccanismo che sfrutta, in particolare, donne povere, fragili, emarginate. In sostanza, una pratica che andrebbe a svilire la capacità di riproduzione femminile a fini utilitaristici. Si tratta di una posizione in linea con un report ONU recente, in cui si definisce l’utero in affitto come un meccanismo di abuso, sfruttamento, violenza e in cui si chiede di abolirlo a livello mondiale.
Nel nostro Paese c’è la stessa linea, a livello di visione, tant’è l’Italia da anni supporta il divieto di maternità surrogata e nell’ottobre 2024 ha anche esteso tale divieto a pratiche messe in atto all’estero. In base a quanto riporta il testo cileno, «la maternità surrogata viola la dignità della madre surrogata perché comporta l’uso di funzioni corporee intime e altamente personali per scopi utilitaristici. In secondo luogo, avvertono che questa pratica potrebbe portare a confusione tra paternità e maternità, con la conseguente offesa all’identità personale del bambino.
Cedere il bambino rompe il legame, causando un danno alla madre e un danno profondo e incommensurabile al neonato, per il quale l’attaccamento e lo scambio di nutrimento tra loro sono processi naturali che lasciano un segno indelebile».
La ratio della norma approvata in Cile poggia su tre punti essenziali. Il primo, ha a che fare con la dignità della donna, che con tale tipo di maternità sarebbe violata, in quanto porta alla strumentalizzazione di parti intime e personali, riducendo il corpo femminile a oggetto di contratto.
Il secondo, riguarda identità e diritti di un bambino, che finirebbe per essere visto come oggetto di cessione e il terzo punto, è che c’è il rischio di alterare il modo in cui la società vede dignità dell’essere umano, genitorialità, maternità e nascita.
Lo stesso Papa Leone XIV aveva definito, tempo addietro, la maternità surrogata una pratica che converte «gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino, ridotto a ‘prodotto’, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia».