Tragedia in Libano: parroco ucciso mentre soccorreva un ferito, il grido dei cristiani

era anche cappellano regionale della Caritas e un punto di riferimento per tante famiglie che in questi anni difficili avevano trovato in lui sostegno spirituale e umano. era anche cappellano regionale della Caritas e un punto di riferimento per tante famiglie che in questi anni difficili avevano trovato in lui sostegno spirituale e umano.
Padre Pierre El Rai, ucciso in Libano mentre soccorreva un parrocchiano
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Un sacerdote che corre ad aiutare un parrocchiano ferito, un secondo attacco improvviso e una comunità sotto shock: la morte di padre Pierre El Raii riaccende il dolore dei cristiani in Libano e scuote la coscienza del mondo.

Il conflitto che continua a scuotere il Medio Oriente ha colpito ancora una volta anche la comunità cristiana libanese, già segnata da anni di instabilità e paura. La notizia della morte di padre Pierre El Raii, parroco maronita di Qlayaa e cappellano della Caritas locale, ha lasciato un segno profondo tra i fedeli e tra i sacerdoti che lo conoscevano.
La sua morte, avvenuta mentre cercava di soccorrere un parrocchiano colpito da un bombardamento, è diventata il simbolo di una tragedia più grande: la sofferenza di un popolo che chiede semplicemente di poter vivere in pace.

Il sacerdote ucciso mentre portava aiuto

La voce di padre Toufic Bou Merhi, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco latino nel Sud del Libano, racconta la tragedia con parole cariche di emozione.

«Ho perso un amico, prima che un parroco».

Padre Pierre El Raii si era recato con alcuni giovani della parrocchia per aiutare un fedele la cui abitazione era stata colpita dalle forze israeliane. In quel momento, mentre cercava di prestare soccorso, un secondo attacco ha colpito la zona. Il sacerdote è stato ferito gravemente e trasportato in ospedale. Nonostante i tentativi dei medici, però, non è sopravvissuto. La sua morte ha colpito profondamente la comunità cristiana locale. Padre Pierre non era solo un parroco: era anche cappellano regionale della Caritas e un punto di riferimento per tante famiglie che in questi anni difficili avevano trovato in lui sostegno spirituale e umano.

Secondo chi lo conosceva, era un uomo instancabile, sempre pronto ad aiutare chi aveva bisogno. Non aveva ancora compiuto cinquant’anni, ma aveva già dedicato tutta la sua vita al servizio della Chiesa e della sua comunità. Padre Toufic ricorda come il sacerdote incoraggiasse costantemente i fedeli a non abbandonare la loro terra. Oggi, proprio nel suo nome, molti cristiani del Sud del Libano dicono di voler restare.

«Perché dovremmo lasciare le nostre case? Perché non possiamo vivere? Chiediamo solo questo: vivere con dignità».

Padre Toufic ricorda come il sacerdote incoraggiasse costantemente i fedeli a non abbandonare la loro terra. Oggi, proprio nel suo nome, molti cristiani del Sud del Libano dicono di voler restare.
Padre Toufic Bou Merhi, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco latino nel Sud del Libano

La paura e la vita dei cristiani nel Sud del Libano

La situazione nella regione resta estremamente difficile. I bombardamenti e le tensioni lungo il confine hanno costretto molte famiglie a lasciare le proprie abitazioni. Padre Toufic racconta che in queste settimane si susseguono avvisi di evacuazione rivolti alla popolazione che vive vicino al confine con Israele. L’area interessata riguarda in particolare una fascia di territorio di alcuni chilometri dove si trovano diversi villaggi cristiani storici.

Molte persone, tuttavia, non sanno dove andare. Molti sfollati dormono per strada. Secondo le testimonianze raccolte sul posto, tra loro ci sono centinaia di migliaia di persone, in gran parte bambini. Il convento di Sant’Antonio di Padova a Tiro, guidato da padre Toufic, sta ospitando circa duecento sfollati. Le condizioni però sono difficili: mancano materassi e le temperature restano basse. La crisi economica che già da anni colpisce il Libano rende tutto ancora più complicato. Molte famiglie non hanno le risorse per affittare una casa o trovare un rifugio altrove.

«Stiamo facendo il massimo per aiutare tutti», racconta il sacerdote.

Ma accanto alla sofferenza materiale c’è anche una ferita più profonda: la paura che il conflitto possa dividere le comunità del Paese. Padre Toufic ricorda che in Libano convivono diverse religioni e culture. Tuttavia il clima di guerra rischia di alimentare sospetti e tensioni.

«Non voglio aver paura di mio fratello», dice il sacerdote. «Perché dovremmo essere spinti a odiarci tra di noi?».

Il dolore della Chiesa e l’appello del Papa

La morte di padre Pierre El Raii ha suscitato una forte reazione anche nella Chiesa universale. Papa Leone ha espresso il suo profondo dolore attraverso un telegramma in cui ricorda tutte le vittime dei bombardamenti che stanno colpendo il Medio Oriente. Il Pontefice ha parlato dei tanti innocenti coinvolti, tra cui numerosi bambini, e ha ricordato anche coloro che, come il sacerdote maronita, hanno perso la vita mentre cercavano di aiutare gli altri. Nel messaggio il Papa ha assicurato la sua preghiera e ha ribadito la speranza che le ostilità possano cessare al più presto.

Anche il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha commentato la tragedia sottolineando come la guerra stia colpendo duramente anche la comunità cristiana.

«Purtroppo anche la Chiesa è vittima di questa situazione», ha dichiarato.

Il cardinale ha espresso una forte preoccupazione per il rischio che il Medio Oriente possa lentamente svuotarsi della presenza cristiana, una realtà che da secoli fa parte della storia e dell’identità di questa regione. Secondo Parolin, i conflitti e l’odio crescente rischiano di rendere sempre più difficile la vita delle comunità cristiane locali. Proprio per questo la Santa Sede continua a ribadire la necessità di cercare soluzioni pacifiche e diplomatiche, perché solo il dialogo può evitare che la spirale della violenza continui ad allargarsi.