Una riflessione è d’obbligo: si dà ancora valore alla vita di coloro che soffrono o si rafforza l’idea contraria?
In questi giorni, soprattutto in Francia, si è molto discusso sul tema del fine vita, di una legge che il Senato ha, per ora, bloccato. In quest’occasione, il mondo della Chiesa cattolica francese si è mosso per supportare l’incentivare di cure palliative.
Da qui, nasce una riflessione che è d’obbligo: è giusto legittimare la morte come soluzione, senza tentare cure e accompagnare una persona fino alla fine della vita, sostenendola con affetto e terapie?
D’altronde, non si può non discernere su un tema del genere, che è di un’importanza immensa. Bisogna ricordare che la vita è un dono, in primis, e che il suo valore resta inestimabile, fino al momento del passaggio. E quel passaggio ha un senso, così come ne ha tutta la vita, nella sua complessità e totalità.
Riconoscere il dolore e legittimare morte come soluzione: qual è la differenza da non ignorare
Ci sono persone che vivono sofferenze estreme e costoro, di certo, vanno compresi. Molti di loro esprimono il desiderio di lasciare questa vita, perché hanno una malattia cronica, una disabilità grave e dipendono completamente da altre persone.

Ora, secondo diversi esperti, questo loro desiderio di morte non dovrebbe essere giudicato. Dovrebbe, invece, essere visto come un grido di dolore, ma non come un legittimare la morte, proponendola come soluzione.
Se una legge facilita la morte si potrebbe rischiare di mettere a tacere quello che è un grido di dolore. Invece di affrontarlo, si finisce per rimuovere il problema anziché occuparsene. Molti propongono più cure palliative, maggiore presenza umana, maggiore affetto. Gli ultimi dati parlano di un 50% di soggetti che dovrebbero avere cure palliative e che non possono accedervi a causa di assenza di strutture.
Quello che in tanti si chiedono è: chi è che decide chi può morire? È un confine sottile a cui fare attenzione. Oggi si decide per la morte dei malati terminali, domani persone con disabilità, poi persone anziane?
Ecco perché molti propongono, piuttosto, di incentivare cure palliative e accompagnamento alla fine dell’esistenza, il che consente di alleviare il dolore e non lasciare solo il malato, facendo in modo che sia tutelata la sua dignità fino all’ultimo. Essere umani vuol dire dare importanza al valore della vita anche nei momenti più fragili, e non solo quando si è utili, produttivi o autonomi.
Nel mentre si continua a dibattere di tutto questo, resta una domanda, ed è sempre la stessa: diamo ancora valore alla vita anche nella sofferenza, oppure no?