Vangelo di oggi 13 febbraio: "Il sospiro che apre alla luce"
Il brano del Vangelo ci presenta Gesù mentre compie un gesto di guarigione carico di umanità e di profondità simbolica.
L’incontro con il sordomuto rivela uno stile delicato e personale: Gesù non agisce in modo spettacolare, ma conduce l’uomo in disparte, instaurando una relazione intima. In questo segno si manifesta la potenza salvifica del Figlio di Dio, che non solo guarisce il corpo, ma apre l’uomo alla comunicazione, all’ascolto ed alla relazione con Dio e con i fratelli. È un Vangelo che parla di apertura, di redenzione e di nuova creazione.
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
Gesù prende il sordomuto in disparte, lontano dalla folla. Questo gesto mostra che la guarigione non è mai un atto impersonale, ma nasce da un incontro. L’uomo, incapace di udire e di parlare, rappresenta l’umanità ferita dal peccato, chiusa all’ascolto della Parola ed incapace di lodare Dio. Gesù utilizza segni concreti – le dita, la saliva, lo sguardo al cielo – per comunicare a quell’uomo ciò che sta accadendo: Dio si prende cura di te.
Il comando «Effatà», cioè «Apriti», ha una forza che va oltre il miracolo fisico. È una parola creatrice, che richiama l’azione di Dio all’origine del mondo (cfr. Gen 1). Gesù apre gli orecchi e scioglie la lingua, restituendo all’uomo la capacità di ascoltare e di parlare correttamente. Così si compie la profezia di Isaia: «Si apriranno gli orecchi dei sordi e la lingua del muto griderà di gioia» (Is 35,5-6).
Il sospiro di Gesù ed il Suo sguardo al cielo rivelano la Sua comunione profonda con il Padre. Ogni guarigione nasce dalla volontà salvifica di Dio, che desidera la pienezza dell’uomo. La tradizione della Chiesa riconosce in questo gesto un segno della missione di Cristo, venuto a liberare l’uomo da ogni chiusura ed a renderlo capace di accogliere la Parola (CCC 1151).
Il comando di non divulgare il miracolo, subito disatteso, mostra che il bene compiuto da Dio non può essere nascosto. La folla riconosce: «Ha fatto bene ogni cosa», eco delle parole della creazione (Gen 1,31). In Gesù inizia una nuova creazione, dove l’uomo è restituito alla sua dignità piena.
Signore Gesù, Tu conosci le mie sordità interiori ed i nodi della mia lingua, pronuncia anche su di me il Tuo “Effatà”, apri il mio cuore all’ascolto della Tua voce e rendi le mie parole vere, libere e capaci di annunciare il Tuo amore, perché tutta la mia vita diventi lode al Padre. Amen.