Il brano del Vangelo di oggi rivela ci presenta il dialogo che nasce tra Gesù ed i discepoli di Giovanni, insieme ai farisei.
La risposta del Maestro apre uno sguardo molto più ampio sul mistero della Sua presenza e sulla novità del Vangelo. Egli non rifiuta le pratiche religiose in sé, ma ne rivela il significato più profondo, legandole alla relazione viva con Lui. In questo brano emerge il volto di un Dio che non impone pesi sterili, ma inaugura un tempo nuovo, segnato dalla gioia, dalla comunione e da una trasformazione interiore radicale.
Dal Vangelo secondo Marco 2,18-22
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

La riflessione sul Vangelo di oggi
Alla domanda sul digiuno, Gesù risponde con l’immagine delle nozze: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro?» Nell’Antico Testamento, Dio è spesso presentato come lo sposo del Suo popolo (cf. Os 2,21-22; Is 62,5). Gesù applica a sé questa immagine, rivelando implicitamente la Sua identità messianica. Con Lui è iniziato il tempo della gioia, perché Dio è venuto a dimorare in mezzo al Suo popolo.
Il digiuno non è abolito, ma collocato nel Suo giusto contesto: «Verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto». Gesù allude alla Sua passione ed alla Sua morte. Dopo di essa, il digiuno tornerà ad avere senso come espressione di attesa, di desiderio e di partecipazione al mistero della croce. La Scrittura ricorda che «c’è un tempo per piangere e un tempo per ridere» (Qo 3,4): la vita spirituale conosce stagioni diverse, tutte orientate alla comunione con Dio.
Le due immagini successive – il rattoppo nuovo e il vino nuovo – chiariscono ulteriormente il messaggio. Il Vangelo non può essere ridotto a un’aggiunta esteriore a schemi religiosi già esistenti. Esso chiede un rinnovamento profondo del cuore. «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura» (2Cor 5,17). Gesù non viene a distruggere, ma a portare a compimento, trasformando dall’interno (cf. Mt 5,17).
La tradizione della Chiesa insegna che la novità portata da Cristo richiede una conversione continua, un cuore disponibile ad accogliere l’azione dello Spirito Santo, senza irrigidirsi in pratiche svuotate del loro senso (CCC 1428). Il vino nuovo è la grazia, gli otri nuovi sono cuori umili, liberi e docili.
Questo Vangelo ci invita a chiederci se la nostra fede è una relazione viva con lo Sposo o solo un insieme di abitudini. Solo chi accoglie Gesù con cuore rinnovato può gustare la gioia piena del Regno.
Spunti di riflessione personale
- Vivo le pratiche religiose come incontro con Cristo o come semplice dovere?
- Sono disposto a lasciarmi rinnovare interiormente per accogliere il “vino nuovo” del Vangelo?
Preghiera di oggi
Signore Gesù, Sposo della Chiesa e gioia dei cuori che Ti accolgono, rinnova la mia fede perché non sia abitudine ma relazione viva con Te. Liberami da ogni rigidità che impedisce allo Spirito di agire, rendi il mio cuore un otre nuovo capace di custodire la Tua grazia, affinché la mia vita, trasformata dal Tuo amore, diventi segno della gioia del Regno che viene. Amen.