Vangelo di oggi 20 febbraio: "La gioia che precede il digiuno"
Il brano del Vangelo di oggi ci ricorda che ogni gesto religioso perde valore se separato dalla relazione con Gesù.
Questo breve ma intenso dialogo tra Gesù e i discepoli di Giovanni tocca un tema centrale della vita spirituale: il senso delle pratiche religiose. Il digiuno, segno di penitenza e di attesa, viene riletto da Gesù alla luce della sua presenza. Egli non nega il valore dell’ascesi, ma la colloca dentro una relazione viva con Lui. Le sue parole rivelano che la fede non è anzitutto osservanza esteriore, ma risposta ad un incontro. Quando Dio è presente, la gioia prevale; quando sembra assente, nasce il desiderio che purifica il cuore.
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».
I discepoli di Giovanni ed i farisei pongono una domanda legittima: perché alcune pratiche religiose, come il digiuno, non sono osservate dai discepoli di Gesù? La risposta del Signore introduce un’immagine nuziale di grande profondità biblica. Gesù si presenta come lo Sposo, riprendendo il linguaggio profetico con cui Dio aveva descritto la Sua alleanza con Israele (cfr. Os 2,21-22; Is 62,5).
Finché lo Sposo è presente, il tempo è quello della festa. Il digiuno, segno di lutto o di attesa, non sarebbe coerente con la gioia dell’incontro. In Gesù, Dio è finalmente “con” il Suo popolo: la promessa si compie, il Regno è vicino. Per questo i discepoli vivono un tempo nuovo, segnato dalla grazia e dalla comunione.
Tuttavia, Gesù non elimina il digiuno: «verranno giorni». Allude velatamente alla Sua passione ed alla Sua assenza visibile. Dopo la croce, il digiuno diventa espressione di desiderio, di vigilanza e di attesa del ritorno dello Sposo glorioso (cfr. Mt 25,1-13). La tradizione della Chiesa insegna che le pratiche penitenziali hanno senso solo se unite all’amore ed orientate alla comunione con Cristo (CCC 1434).
Digiunare, pregare, fare penitenza non sono fini a sé stessi, ma strumenti per custodire un cuore aperto allo Sposo. La vera domanda non è “quanto” facciamo, ma “per chi” lo facciamo. Quando Cristo è al centro, anche il sacrificio diventa fecondo di gioia.
Signore Gesù, Sposo dell’anima, insegnami a riconoscere la Tua presenza nella gioia ed a cercarti con fedeltà nei momenti di prova. Fa’ che ogni rinuncia ed ogni sacrificio nascano dall’amore per Te e conducano ad una comunione più profonda. Amen.