Il brano del Vangelo di oggi ci mostra Gesù circondato dalla folla immensa, attratta soprattutto dalla forza di guarigione che emana dalla Sua persona.
Uomini e donne arrivano da regioni lontane, spinti dal bisogno, dal dolore e dalla speranza. È l’immagine di un’umanità ferita che intuisce, anche confusamente, che in Gesù c’è una risposta. Tuttavia il Signore, pur accogliendo tutti, custodisce il mistero della Sua identità e rifiuta una fede ridotta ad entusiasmo superficiale od a ricerca di prodigi.
Dal Vangelo secondo Marco 3,7-12
In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

La riflessione sul Vangelo di oggi
Gesù si ritira presso il mare, ma il Suo ritiro non è fuga: è uno spazio in cui la compassione di Dio incontra la miseria dell’uomo. La folla è descritta come universale: Galilea, Giudea, Gerusalemme, regioni pagane come Tiro e Sidòne. Si realizza quanto annunciato dai profeti: tutte le genti accorrono verso la salvezza (cf. Is 2,2). Il bisogno è così grande che Gesù deve proteggersi dalla pressione della folla: non perché rifiuti, ma perché il rapporto con Lui non può ridursi ad un assalto.
Il gesto del “toccare” richiama una fede ancora imperfetta, ma reale. Come la donna emorroissa (cf. Mc 5,28), anche qui il contatto diventa segno di fiducia. Gesù guarisce molti, rivelando che Dio non è lontano dal dolore umano. La tradizione della Chiesa insegna che Cristo si è fatto solidale con ogni sofferenza per redimerla dall’interno (CCC 1505).
Colpisce il contrasto: gli spiriti impuri riconoscono Gesù come Figlio di Dio, mentre gli uomini spesso lo cercano solo per ciò che fa. Ma Gesù impone il silenzio: non accetta una proclamazione che non nasce dalla fede e dalla conversione. Il mistero di Cristo non può essere ridotto a clamore o potere. Come dirà più avanti, solo chi segue la via della croce può comprenderne davvero l’identità (cf. Mc 8,34).
Questo Vangelo ci invita a passare dalla ricerca del miracolo all’incontro vero con il Signore, che guarisce il corpo ma soprattutto il cuore.
Spunti di riflessione personale
- Cerco Gesù per ciò che può darmi o per ciò che è?
- So rispettare il silenzio ed il mistero di Dio nella mia vita di fede?
Preghiera di oggi
Signore Gesù, Tu che accogli le folle ferite e non respingi chi Ti cerca, purifica il mio desiderio, liberami da una fede superficiale, donami un cuore capace di riconoscerti non solo nei doni, ma nella Tua presenza viva, perché io impari a seguirti con fiducia e verità. Amen.