Preghiere

Vangelo di oggi 3 febbraio: “La fede che vince la morte”

Il brano del Vangelo di oggi mostra la potenza salvifica di Gesù, la centralità della fede e la vittoria di Dio sulla malattia e sulla morte.

Questo lungo e intenso racconto evangelico intreccia due storie di dolore e di speranza: una donna malata da molti anni e una bambina prossima alla morte. Gesù si lascia interrompere, toccare, implorare, mostrando che per Lui nessuna sofferenza è invisibile. Il Vangelo ci conduce nel cuore della fede cristiana: affidarsi a Cristo anche quando tutto sembra perduto.

Dal Vangelo secondo Matteo 5,21-43

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”».

Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Commento al Vangelo del 4 febbraio

La riflessione sul Vangelo di oggi

Giàiro, uomo autorevole, e la donna malata, figura emarginata, rappresentano due estremi della società. Entrambi, però, si ritrovano ai piedi di Gesù. La fede autentica nasce quando ogni sicurezza umana cade. Giàiro supplica per la vita della figlia; la donna, invece, osa un gesto silenzioso: toccare il mantello di Gesù. In entrambi i casi, la fede si traduce in un atto concreto.

La donna è impura secondo la legge (cfr. Lv 15,25-27), esclusa dal culto e dalla comunità. Eppure Gesù non la rimprovera: la chiama “figlia” e riconosce pubblicamente la sua fede. La salvezza che Egli dona non è solo fisica, ma reintegra la persona nella relazione con Dio e con gli altri. La Scrittura insegna che la fede salva perché apre il cuore all’azione divina (cfr. Mc 10,52).

Il racconto prosegue con una notizia devastante: la bambina è morta. Umana logica direbbe che ormai è inutile continuare. Ma Gesù pronuncia parole decisive: «Non temere, soltanto abbi fede». La fede cristiana è chiamata a resistere anche davanti all’apparente silenzio di Dio. Gesù entra nella casa del lutto e trasforma il pianto in stupore. Con un gesto semplice e una parola potente, restituisce la vita alla fanciulla.

Questo miracolo anticipa la vittoria definitiva di Cristo sulla morte, che si compirà nella Sua risurrezione (cfr. 1Cor 15,54-57). La tradizione della Chiesa insegna che Gesù è Signore della vita e che la fede in Lui apre già ora alla speranza della risurrezione (CCC 988-1004).

Spunti di riflessione personale

  1. In quali situazioni della mia vita Gesù mi invita a non temere ed a credere ancora?
  2. Mi avvicino a Cristo con fiducia personale o resto bloccato dalla paura e dal giudizio degli altri?

Preghiera di oggi

Signore Gesù, Tu che accogli il grido di chi soffre e Ti lasci toccare dalla fede umile, rafforza la mia fiducia quando la paura prende il sopravvento. Insegnami a credere anche nel silenzio e nel dolore, prendimi per mano come la fanciulla e rialzami alla vita nuova, perché io possa camminare nella pace che viene da Te. Amen.

Published by
Cristiano Sabatini