Vangelo di oggi 6 novembre: "Il cuore che non si arrende"
Il brano del Vangelo di oggi parla di noi, della nostra fragilità, ma soprattutto della fedeltà di Dio che sempre ci viene incontro.
Dio è Colui che cerca, accoglie, perdona e gioisce per il ritorno del peccatore. Pubblicani e peccatori si avvicinano a Gesù per ascoltarlo, mentre i farisei mormorano. Ciò che scandalizza l’orgoglio umano diventa l’occasione per Gesù di svelare la logica dell’amore divino: un amore che non si rassegna alla perdita neppure di uno solo.
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Gesù accoglie i peccatori e mangia con loro: questo è lo scandalo del Vangelo. L’amore di Dio non si ferma davanti alle distanze create dal peccato, ma si piega per rialzare e ricondurre alla vita. Come afferma la Scrittura: “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10). Dio non attende passivamente, ma prende l’iniziativa: non è l’uomo a ritrovare Dio, è Dio che va alla ricerca dell’uomo.
La parabola del pastore che lascia le novantanove pecore mostra l’importanza unica che ciascuno ha agli occhi di Dio. Non perché le novantanove non contino, ma perché l’amore vero non accetta che uno solo sia perduto. Gesù stesso si identifica con il Pastore che porta sulle spalle la pecora smarrita: “Egli stesso pascerà il suo gregge… porterà gli agnellini sul suo petto” (Is 40,11). Questa immagine anticipa il mistero della croce: Cristo porta sulle spalle il nostro smarrimento e lo trasforma in ritorno alla casa del Padre.
La donna che cerca la moneta perduta con cura e perseveranza completa il quadro: il Regno di Dio è fatto di attenzione minuziosa e di amore concreto. Per Dio nessuno è insignificante. La fede insegna che ogni anima è voluta, amata e chiamata alla comunione eterna con Lui. E quando un peccatore si converte, c’è gioia nel cielo: non giudizio, non rimprovero, ma festa. Come dice il profeta: “Non godo forse della morte del malvagio… e non piuttosto che si converta e viva?” (Ez 18,23).
La tradizione insegna che nulla è più caro a Dio della misericordia e della salvezza dell’uomo. La ricerca di Dio è continua, fedele, instancabile. Tuttavia, Egli rispetta la libertà: attende la nostra risposta, desidera la nostra apertura ed il nostro pentimento sincero. Convertirsi non è solo lasciare il peccato, ma tornare alla relazione, lasciarsi ritrovare, farsi portare sulle spalle dall’Amore.
Questo Vangelo ci chiede di imitare Cristo nel suo sguardo: non giudicare chi è lontano, non mormorare come i farisei, ma partecipare alla gioia di Dio e diventare strumenti della sua misericordia nel mondo.
Signore Gesù, Pastore buono, Tu non Ti stanchi di cercarmi quando mi allontano. Donami un cuore umile che sa riconoscere il bisogno di Te. Fa’ che io mi lasci portare sulle Tue spalle ed insegnami ad avere il Tuo sguardo misericordioso verso ogni fratello. Rendi il mio cuore simile al Tuo, che gioisce per ogni ritorno. Amen.