Per anni hanno vissuto con la sensazione di stare cercando qualcosa che non riuscivano ancora a nominare. Non una semplice curiosità religiosa. Qualcosa di più profondo, che lentamente li ha portati a guardare verso Cristo fino al punto di cambiare completamente la loro vita.
Jonás e Lourdes sono cresciuti in famiglie musulmane. Entrambi hanno ricevuto il Battesimo durante la Veglia pasquale nella cattedrale di Getafe, in Spagna. Una scelta che, dentro certi contesti familiari e culturali, non viene vissuta come un passaggio personale qualsiasi. Per molti parenti significa rompere con un’identità, con una tradizione, perfino con un senso di appartenenza costruito fin dall’infanzia.
Eppure nessuno dei due descrive la conversione come una ribellione. Parlano piuttosto di una ricerca lunga, faticosa e molto concreta.
La scoperta di Cristo durante gli studi
Jonás ha 25 anni e racconta che il suo interesse per il cristianesimo è nato negli anni della scuola, leggendo autori come sant’Agostino e san Tommaso d’Aquino. Non è stata una conversione improvvisa. Per oltre cinque anni ha studiato diverse religioni, cercando di capire quale fosse davvero la verità. Ed è proprio approfondendo l’islam che qualcosa dentro di lui ha iniziato a cambiare. A un certo punto si è reso conto che il cristianesimo non era più soltanto un argomento da studiare. Era diventato una presenza viva. Dice una frase molto forte: “Se Cristo non entra nel tuo cuore, allora non sei cristiano. Sei solo qualcuno che conosce molte cose sul cristianesimo”. A colpirlo più di tutto è stata la Passione di Gesù. Il sacrificio sulla croce. Il modo in cui Cristo si dona senza difendersi.
Lourdes e quella presenza sentita fin da bambina
Anche Lourdes è cresciuta in una famiglia musulmana. Ha 21 anni e racconta una sensazione che l’accompagna da quando era piccola: sentire Cristo vicino pur senza aver ricevuto una formazione cristiana. Sua madre cercava di trasmetterle la fede islamica, ma lei sentiva continuamente di appartenere altrove. Come se il cuore stesse andando in una direzione diversa rispetto all’ambiente in cui era cresciuta. Il momento decisivo è arrivato dopo una relazione tossica vissuta a 19 anni. Successivamente ha conosciuto il suo attuale fidanzato, vicino al Cammino Neocatecumenale. Lourdes racconta che, osservando i cattolici che frequentava, rimaneva colpita da una cosa semplice: la loro serenità anche nelle difficoltà. Non parlava di persone perfette. Parlava di persone che soffrivano, avevano problemi, ma continuavano a vivere con una speranza che lei non riusciva a spiegarsi.

Il peso della conversione dentro la famiglia
Per chi lascia l’islam, la questione non è soltanto religiosa. Jonás lo dice chiaramente. Convertirsi significa rompere un quadro culturale molto forte. La parte più difficile è stata comunicarlo alla famiglia. Racconta che per i suoi parenti è quasi impossibile comprendere una scelta simile, perché la religione viene vissuta anche come identità collettiva. Molti convertiti dall’islam al cristianesimo vivono questa tensione in silenzio. Alcuni vengono isolati. Altri perdono amicizie o rapporti familiari. Non sempre ci sono persecuzioni aperte, ma spesso resta una distanza difficile da colmare. Jonás dice di trovare forza proprio nelle parole di Gesù, quando parla del rifiuto e dell’incomprensione.
“Dopo il Battesimo mi sono sentito completo”
Entrambi ricordano la Veglia pasquale come un momento che ha cambiato tutto.
Jonás racconta che prima del Battesimo sentiva dentro un forte disordine. Cercava di riempire il vuoto con ideologie, pensieri, studi. Ma niente gli dava pace davvero. Dopo aver ricevuto i sacramenti, parla di una rinascita. Dice che oggi guarda le persone in modo diverso, non più come strumenti o ostacoli, ma come creature di Dio.
Anche Lourdes parla del Battesimo con emozione molto semplice. La cosa che più la colpisce è essersi sentita amata da Dio nonostante tutto il passato che si portava dentro.
Entrambi insistono molto su un aspetto: nessuno si converte completamente da solo. Catechisti, sacerdoti, comunità. Figure concrete. Persone che accompagnano, ascoltano, correggono anche quando serve. Jonás lo dice senza troppi giri di parole: “Da soli si diventa deboli”.
Ed è forse uno degli aspetti che colpisce di più nelle loro storie. La conversione non appare come una fuga romantica o una scelta emotiva del momento. Assomiglia di più a un cammino lento, fatto di domande che continuano anche dopo il Battesimo.