A Medjugorje, durante la celebrazione delle Cresime, il vescovo Petar Palić ha parlato ai ragazzi con parole che difficilmente si sentono nelle omelie più formali. Nessun discorso rassicurante o generico. Ha detto apertamente che vivere da cristiani oggi significa andare controcorrente. E che la fede, se presa sul serio, cambia davvero il modo di stare nel mondo.
Sessantotto giovani hanno ricevuto la Confermazione nella parrocchia di San Giacomo. Per molti di loro non era soltanto una tappa del catechismo. Si percepiva il peso di un passaggio che, almeno nelle intenzioni della Chiesa, dovrebbe segnare un ingresso più adulto nella vita cristiana.
“La Cresima non è la fine”
Il vescovo ha insistito subito su questo punto. La Cresima, ha detto, non chiude un percorso religioso. Semmai lo apre. “Oggi è la vostra Pentecoste”, ha spiegato ai ragazzi, ricordando che lo Spirito Santo non è un simbolo astratto o una presenza lontana. In tante famiglie cattoliche, la Cresima rischia di diventare l’ultimo momento di contatto reale con la vita della Chiesa. Dopo la cerimonia, molti adolescenti spariscono lentamente dalle Messe, dai gruppi, dalla vita comunitaria. Palić sembra avere ben presente questa realtà. Per questo ha parlato della Confermazione come di un invio, non come di una conclusione.
Ha ricordato ai cresimandi che il segno dell’olio santo sulla fronte indica appartenenza. “Appartenete a Cristo”, ha detto più volte. Un linguaggio molto netto, che oggi può persino mettere a disagio qualcuno, soprattutto in una cultura dove ogni legame stabile viene guardato con sospetto.
Medjugorje e una fede che costa qualcosa
C’è stato un passaggio che ha colpito molti presenti. Il vescovo ha parlato dei pellegrini che salgono sulle colline di Medjugorje. Gente che arriva da tutto il mondo per pregare, confessarsi, cercare pace o conversione. Secondo Palić, quei pellegrini comprendono una cosa semplice: la fede ha un prezzo. Non economico. Personale. Ha detto chiaramente che il mondo spesso deride la preghiera, la purezza, la Messa domenicale. E non sono parole teoriche. Molti ragazzi cristiani sperimentano davvero una certa difficoltà nel parlare apertamente della propria fede senza sentirsi fuori posto. Basta vedere cosa succede nelle scuole, nelle università, perfino dentro certi gruppi di amici.
Quando il vescovo ha ricordato le parole di Gesù — “Io vi ho scelti dal mondo” — non stava parlando di superiorità spirituale. Anzi. Ha spiegato che Dio non sceglie i più forti o i più perfetti. Sceglie persone fragili, normali, spesso piene di dubbi.

“Senza Spirito Santo la Chiesa resta un’organizzazione”
Uno dei punti più forti dell’omelia è arrivato quando Palić ha parlato dello Spirito Santo. Ha detto che senza lo Spirito Santo Dio resta distante, il Vangelo diventa “lettera morta” e la Chiesa rischia di trasformarsi soltanto in una struttura. Sono parole pesanti, soprattutto in un tempo in cui molti fedeli lamentano una fede vissuta in modo automatico, quasi burocratico. Il vescovo ha provato a riportare tutto all’essenziale: senza una vita spirituale reale, il cristianesimo perde forza. Ai ragazzi ha detto anche una cosa che raramente viene detta con tanta chiarezza durante le celebrazioni della Cresima. Alcuni amici potrebbero allontanarsi da loro se sceglieranno davvero di vivere secondo il Vangelo. Alcuni li prenderanno in giro.
Non ha cercato di addolcire questo aspetto. E forse proprio per questo il suo discorso è sembrato molto diretto.
Il ruolo delle famiglie dopo la festa
Alla fine dell’omelia il vescovo si è rivolto ai genitori e ai padrini. Ha detto che il loro compito non finisce con la celebrazione. Anzi, inizia adesso in modo ancora più serio. Nella vita concreta, molti ragazzi imparano cosa significhi davvero credere più da quello che vedono in casa che da anni di catechismo. Preghiera familiare, Eucaristia domenicale, esempio personale. Palić è tornato continuamente su questi aspetti molto quotidiani.
Anche il parroco di Medjugorje, fra Zvonimir Pavičić, ha ripetuto la stessa idea: la Cresima non è un punto d’arrivo. È l’inizio di una vita che chiede continuità, scelte, fedeltà. E non sempre tutto questo arriva in modo immediato o lineare, soprattutto per ragazzi che crescono in un mondo dove la fede viene spesso percepita come qualcosa di secondario.