Nel 1968 Paolo VI scrisse tre avvertimenti sulla contraccezione che sembravano esagerati. Più di sessant’anni dopo, il vescovo Barron spiega perché erano profezie.
Il 29 maggio la Chiesa ha celebrato la memoria di papa san Paolo VI, autore dell’enciclica Humanae Vitae sulla vita umana. Il documento, pubblicato nel 1968, riaffermava l’insegnamento tradizionale della Chiesa contro l’uso della contraccezione e provocò un dibattito che non si è mai davvero chiuso. Ma c’è una sezione che negli anni ha acquisito un peso particolare: la sezione 17, quella in cui Paolo VI non si limitava a ribadire una dottrina, ma guardava avanti. Per il vescovo Robert Barron della diocesi di Winona-Rochester, quello sguardo aveva i tratti di una profezia. «1968, ma quest’uomo vedeva chiaramente il nostro tempo», ha detto Barron commentando il testo in un video del 2018, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’enciclica.
Più infedeltà coniugale e un abbassamento della morale
Il primo avvertimento di Paolo VI riguardava le conseguenze dell’accettazione diffusa della contraccezione artificiale sulla fedeltà nel matrimonio e sui comportamenti dei giovani. Nell’Humanae Vitae scriveva che chi riflette sulle conseguenze di questi metodi può facilmente vedere «come questa strada possa aprire ampiamente la via all’infedeltà coniugale e a un generale abbassamento degli standard morali». A più di sessant’anni dalla rivoluzione sessuale, il quadro che descriveva — con il matrimonio in crisi e la morale sessuale in radicale trasformazione — è sotto gli occhi di tutti. Non era un giudizio ideologico: era un’analisi delle dinamiche che si sarebbero messe in moto.
L’uomo che smette di rispettare la donna
Il secondo punto è forse il più diretto. Paolo VI scriveva che un uomo che si abitua all’uso di metodi contraccettivi rischia di «dimenticare il rispetto dovuto alla donna e, trascurando il suo equilibrio fisico ed emotivo, ridurla a essere un semplice strumento per la soddisfazione dei propri desideri», non considerandola più come compagna da circondare di cura e affetto. La riduzione della donna a oggetto sessuale, denunciata oggi in contesti molto diversi — dalla pubblicità alla cultura digitale — era già descritta con precisione nell’enciclica. Barron ha sottolineato quanto questo passaggio suoni attuale, quasi fotografico rispetto alla realtà contemporanea.

I governi che impongono la contraccezione
Il terzo avvertimento tocca il rapporto tra potere pubblico e libertà individuale. Paolo VI scriveva che occorre considerare seriamente «il pericolo che questo potere passi nelle mani delle autorità pubbliche» e che, qualora lo ritenessero necessario, potrebbero anche «imporlo a tutti». Non era un’ipotesi astratta. Il vescovo Barron ha ricordato il caso del mandato HHS negli Stati Uniti, che tentò di obbligare le istituzioni religiose a coprire farmaci abortivi. Politiche di controllo demografico più coercitive, come quelle adottate in Cina, mostrano fino a dove può arrivare quella deriva.
Una profezia che molti preferirono ignorare
Ciò che colpisce, rileva Barron, non è solo l’accuratezza delle previsioni di Paolo VI, ma il fatto che siano state così a lungo ignorate, anche all’interno della Chiesa. Il documento fu contestato quasi subito dopo la sua pubblicazione nel luglio 1968 e rimase al centro di resistenze per decenni. Eppure la sezione 17 non parlava di teologia astratta: descriveva trasformazioni sociali concrete, con una lucidità che oggi risulta difficile da smentire. Paolo VI celebrato il 29 maggio non come un moralista del passato, ma come qualcuno che aveva visto dove stava andando il mondo — e aveva detto la verità su quello che avrebbe trovato.