Perché Dio sembra non rispondere alle nostre preghiere

Mons. Fulton Sheen in abito vescovile davanti a un microfono Mons. Fulton Sheen in abito vescovile davanti a un microfono
Monsignor Fulton Sheen
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Mons. Fulton Sheen spiega perché la preghiera spesso non sembra ascoltata e indica cinque strade concrete per tornare a pregare davvero, non solo a parole

Quante volte si sente dire: «Ho pregato, ma Dio non mi ha ascoltato». Mons. Fulton Sheen — nel suo libro Vai in cielo! Mappa spirituale dell’eternità — affronta questa domanda senza girarci intorno. Il problema, dice, non è che Dio non ascolti. Siamo noi che spesso non aspettiamo la risposta, o che preghiamo chiedendo a Dio di ratificare la nostra volontà invece di aprirci alla sua. La preghiera non è un modo per informare Dio di ciò di cui abbiamo bisogno — Lui lo sa già, come ricorda il Vangelo di Matteo: «Il Padre vostro celeste sa che ne avete bisogno». È piuttosto l’occasione che offriamo a Dio per donarci qualcosa, quando siamo pronti a riceverlo.

Ascoltare i desideri di Dio, non solo esporre i propri

Sheen distingue due tipi di doni divini. I primi arrivano senza che li chiediamo, come il cibo e la cura che un genitore dà ai figli per natura. I secondi, invece, dipendono dal desiderio di chi li riceve. Un padre può voler mandare il figlio all’università, ma se il figlio non vuole studiare, quel dono non potrà mai essere offerto — non perché il padre l’abbia tolto, ma perché il figlio ha reso impossibile darlo. La preghiera, in questo senso, è il gesto con cui ci disponiamo a ricevere. Come l’occhio che non si chiude alla luce del sole, o il polmone che non trattiene il respiro.

Sottomettersi alla volontà di Dio, non il contrario

Chi pensa solo a sé stesso prega solo di petizione. Chi pensa agli altri, prega di intercessione. Chi ama Dio sopra ogni cosa prega di abbandono — ed è così che pregano i santi. Molte anime, scrive Sheen, vogliono che Dio approvi i loro piani così come sono, trasformando il «Sia fatta la tua volontà» in «Sia fatta la mia volontà». Un’anima chiusa nel proprio ego è come un uovo tenuto al freddo: non può schiudersi, non può diventare ciò che è chiamata a essere. Il Signore ci ascolta molto più di quanto pensiamo. Siamo noi a non aspettare la sua risposta.

«Ho pregato, ma Dio non mi ha ascoltato». Mons. Fulton Sheen — nel suo libro Vai in cielo! Mappa spirituale dell'eternità — affronta questa domanda senza girarci intorno
Il venerabile Fulton J. Sheen

La meditazione come forma superiore di preghiera

La meditazione, secondo Sheen, è più di un rosario recitato in fretta. Non è pensare al mondo o a se stessi, ma rivolgere l’attenzione a Dio con l’immaginazione orientata verso decisioni concrete che avvicinino alla vita eterna. La paragona a un bambino che dice alla madre: «Non dico niente, lasciami solo stare qui a guardarti». O alle parole di un soldato al Curato d’Ars: «Sto qui davanti al tabernacolo. Lui mi guarda, io guardo Lui». La meditazione silenzia le richieste rumorose dell’ego per lasciare spazio ai desideri del cuore di Dio.

Il tempo per pregare e il valore del momento presente

«Dove è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21): Sheen usa questo versetto per spiegare perché molti dicono di non avere tempo per pregare. Non è un problema di ore disponibili — è un problema di priorità e di amore. Chi ama qualcosa ci trova sempre il tempo. E per chi sente il peso del tempo che manca, Sheen propone una via: santificare il momento presente, il «now». Non portarsi i problemi di domani oggi, perché ogni momento contiene già la sua croce e la sua grazia. Ogni istante è una scuola personale, una lezione che nessun altro può ricevere al nostro posto. Anche Cristo, da uomo, ha imparato attraverso il suo «ora» specifico.