Il cardinale Zuppi scrive a Mattarella per gli 80 anni della Repubblica: l’anniversario non può essere solo memoria, deve diventare promessa.
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha inviato un messaggio al Capo dello Stato Sergio Mattarella in occasione degli 80 anni della Repubblica Italiana, celebrati il 2 giugno 2026. Un testo che non si limita alla commemorazione. Zuppi ricorda che quegli ottant’anni racchiudono una storia iniziata da «donne e uomini che, dopo la guerra, hanno scelto di ricominciare insieme, portando le differenze nel rispetto della vita democratica». Ricostruire quando tutto sembrava distrutto, cercare ciò che unisce in condizioni di profonda divisione: per farlo, scrive il cardinale, «ha richiesto coraggio e fiducia».
La Repubblica come patto tra generazioni
Per Zuppi, la Repubblica non è soltanto un ordinamento istituzionale. È «un patto tra generazioni» che si concretizza nel lavoro, nella scuola, nella cura, nella giustizia, nell’accoglienza, nella pace e nella partecipazione. Una lettura che colloca le istituzioni dentro la vita delle persone, non al di sopra di esse. Il tono del messaggio è quello di chi guarda all’anniversario senza retorica, consapevole che i valori fondanti di una nazione restano vivi solo se qualcuno continua ad abitarli.
La Chiesa e le ferite del Paese
L’Arcivescovo di Bologna ricorda che la Chiesa «ha sempre voluto cooperare con lo Stato nel pieno rispetto della libertà religiosa e di coscienza», promuovendo dignità, solidarietà e bene comune in armonia con i valori fondanti della Repubblica. Ma lo sguardo di Zuppi non è solo di riconoscenza. Le Chiese in Italia guardano a questo anniversario anche «con preoccupazione per le ferite presenti»: la povertà crescente, la denatalità, la sfiducia, le disuguaglianze, la violenza verbale, l’indifferenza e «la tentazione di chiudersi in un destino individuale». Un elenco preciso, non generico.

Il no alla guerra e l’urgenza della pace
Le comunità cristiane, scrive il cardinale, rifiutano la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti. Ispirate dall’insegnamento di papa Leone, avvertono come urgente il compito di educare alla pace, custodire la democrazia e costruire comunità. Non è una dichiarazione di principio astratta: il riferimento al magistero del Papa in corso dà al messaggio una collocazione precisa nel tempo, dentro un contesto internazionale che nessuno può ignorare.
Un anniversario che deve diventare promessa
La chiusa del messaggio è quella che dà il tono a tutto. «L’80° anniversario non può essere solo memoria», scrive Zuppi: «deve diventare promessa». Non basta celebrare ciò che si è ricevuto; occorre rinvigorirlo, preservarlo, mantenerlo vivo con lo stesso spirito che apre al futuro. L’auspicio finale è che l’anniversario richiami tutti a custodire e rinnovare il patto che unisce gli italiani, «per consegnare alle future generazioni una Repubblica più giusta, coesa e fraterna, sempre nella prospettiva europea». Una prospettiva che il cardinale considera parte integrante dell’identità repubblicana italiana.