Nell’Angelus del 14 giugno Leone XIV ha commentato il Vangelo di Matteo: Gesù vede l’umanità stanca e manda operai nella messe. La grazia non si compra.
Rientrare da un viaggio apostolico e tornare subito alla finestra di Piazza San Pietro. Leone XIV lo ha fatto ieri, 14 giugno 2026, riprendendo il consueto appuntamento domenicale dell’Angelus dopo il viaggio in Spagna. Al centro della sua riflessione, il Vangelo di Matteo 9,36 – 10,8: uno sguardo preciso sull’umanità sofferente e una risposta altrettanto precisa di Cristo. Il Papa ha scelto di partire dall’immagine del Signore che osserva le folle. Non un’immagine vaga. Gesù «vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite». Leone XIV lo ha detto chiaramente: Cristo guarda l’umanità, vede l’oppressione, vede le ferite delle guerre, il vuoto del consumismo, i volti ridotti a maschere, le famiglie spezzate, i giovani illusi da falsi ideali.
Gesù vede, ama e soffre con noi
La compassione di Cristo, ha sottolineato il Papa, non era semplice vicinanza fraterna. Era volontà di redenzione. Il Figlio di Dio conosce il cuore dell’uomo e se ne prende cura. Davanti a pecore senza pastore, Cristo si dedica a tutte come buon pastore e, da Signore della messe, manda operai nel campo del mondo. Il compito di questi operai è rimasto preciso: «portare carità dove c’è miseria, speranza dove c’è afflizione, fede dove c’è sfiducia». Non una missione astratta, ma un servizio concreto alle persone più fragili.
I Dodici apostoli e la Buona Notizia sempre giovane
Leone XIV ha ricordato poi i nomi dei primi dodici “operai” citati nel Vangelo: discepoli diventati apostoli, missionari e predicatori. Tra loro il primo, Simone detto Pietro, e anche l’ultimo, Giuda Iscariota, a ricordare che si può seguire Gesù e tradirlo, ma il Vangelo resta per tutti parola viva. La Buona Notizia che attraversa i secoli rimane, secondo il Papa, «sempre giovane, fresca e liberante»: il Regno dei cieli è vicino, perché in Gesù Cristo Dio si fa prossimo a ogni uomo, ogni donna, ogni popolo. Quando questo Vangelo veniva annunciato e vissuto, il male crollava come una malattia che finisce, come una notte che cede all’aurora.

La grazia non si merita e non si compra
Il punto più diretto dell’Angelus di Leone XIV è arrivato qui. Lo sguardo di Gesù trasforma la realtà e dà vita a un popolo nuovo — la Chiesa — chiamato a continuare la missione degli apostoli. Il mandato è stato chiaro: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Il Papa lo ha ribadito senza giri di parole: il dono di Gesù è del tutto gratuito, il suo valore eccede ogni misura, «è impossibile meritarla o comprarla». Questa grazia, ha detto Leone XIV, è il nome più bello della misericordia di Dio, che raggiunge ogni persona per portarla a sé.
I nuovi Beati e la vicinanza alle Filippine
Dopo la preghiera mariana, il Papa ha espresso gratitudine per il viaggio apostolico in Spagna e ha ricordato i nuovi Beati: i sacerdoti moravi Venceslao Drbola e Giovanni Bula, i sacerdoti salesiani polacchi Giovanni Świerc e otto compagni, tutti beatificati come martiri delle persecuzioni totalitarie. Ha ricordato anche Nazareno Lanciotti, sacerdote romano beatificato sabato nel Mato Grosso brasiliano, martire perché difendeva i più poveri in nome del Vangelo. Leone XIV ha poi assicurato vicinanza alle popolazioni delle Filippine colpite da un forte terremoto e ha invitato alla preghiera per i defunti, i feriti e chi soffre per la calamità.