Ferdinand Habsburg, il pilota che corre con il rosario

Ferdinand Habsburg con il casco speciale Mary's Meals Ferdinand Habsburg con il casco speciale Mary's Meals
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Il pilota austriaco Ferdinand Habsburg racconta come il rosario e la fede cattolica lo accompagnano in pista e dopo un grave incidente.

Ferdinand Habsburg-Lothringen, pilota austriaco dell’Alpine Endurance Team nel campionato FIA WEC e vincitore della 24 Ore di Le Mans nel 2021, non ha mai nascosto la propria fede cattolica. In un’intervista ha raccontato come il rosario, la fiducia in Dio e la devozione alla Madonna lo sostengano in un ambiente dominato da velocità e pressione. Habsburg appartiene anche all’Ordine di San Giorgio della Casa d’Asburgo-Lorena, comunità che affonda le radici nel XV secolo e che oggi promuove una vita spirituale fondata su coraggio e fedeltà cristiana. Nel mondo delle corse, dove tutto sembra dipendere da strategia e controllo, il pilota racconta che è proprio l’impossibilità di gestire ogni variabile ad avergli insegnato il senso dell’affidamento a Dio.

Una fede vissuta anche in pista

Habsburg descrive la fede come “la cosa più versatile che si possa avere”, presente in ogni aspetto della sua giornata, dalle gare alla preparazione. Spiega di non poter controllare il meteo, la durata delle gomme o le decisioni della propria squadra di 60 o 70 persone, e che l’unica cosa possibile resta dare il massimo e confidare che Dio farà il resto. Una prospettiva che il pilota applica in modo concreto, senza separare la dimensione sportiva da quella spirituale, anche nei momenti di maggiore frustrazione legati all’alto livello agonistico.

Il rosario prima di salire in macchina

Tra i gesti che precedono ogni gara, Habsburg recita il rosario, definendolo un modo per entrare in uno stato di raccoglimento e affidarsi alla Madonna. Racconta che la preghiera lo aiuta a calmare i nervi e a sentirsi protetto, pur muovendosi in un ambiente, quello dell’automobilismo, dove la fede viene spesso derisa. Cita l’esperienza dell’Ordine di San Giorgio come spazio sicuro di comunità credente, in contrasto con la pista, dove si trova invece nella “situazione completamente opposta”. Pur riconoscendo la scomodità di questa posizione, sostiene che proprio lì si possa fare la differenza.

Tra i gesti che precedono ogni gara, Habsburg recita il rosario, definendolo un modo per entrare in uno stato di raccoglimento e affidarsi alla Madonna. Racconta che la preghiera lo aiuta a calmare i nervi e a sentirsi protetto, pur muovendosi in un ambiente, quello dell'automobilismo, dove la fede viene spesso derisa
Il pilota austriaco Il pilota austriaco Ferdinand Habsburg

L’incidente a oltre 200 chilometri all’ora

Durante la preparazione alla 24 Ore di Le Mans, mentre guidava per Alpine in un test di resistenza di 30 ore, i freni della vettura hanno ceduto nell’ultima ora di prova. Habsburg racconta che, se l’incidente fosse avvenuto poche centinaia di metri più avanti, viaggiando a oltre 300 chilometri orari, probabilmente non sarebbe sopravvissuto. Si è procurato una frattura alla schiena e ha affrontato tre mesi di riabilitazione. Subito dopo essere stato estratto dall’auto, tagliata per liberarlo dalle barriere, racconta di aver provato soprattutto gratitudine per riuscire ancora a sentire le gambe, convinto che la Madonna sia intervenuta in quel momento.

“Sono nelle mani di Dio”: tornare a correre

Tornare in pista dopo l’incidente ha richiesto, secondo Habsburg, “molta più fede di quanta ne avessi prima”. Racconta che ora, quando la paura riemerge, si ripete di essere al sicuro e protetto, e che questo pensiero gli dà la spinta per spingersi oltre. Prima dell’incidente correva senza pensare al rischio, mentre oggi riconosce che quell’esperienza ha scosso qualcosa dentro di lui, trasformando la paura in motivazione. La sua storia mostra come la fede possa attraversare anche gli ambienti più competitivi, non come rifugio dal rischio, ma come forza che permette di affrontarlo con maggiore consapevolezza.