Cosa ci impedisce davvero di vedere il cielo

Vivere legati ai beni materiali può diventare un ostacolo che impedisce di vedere il cielo e di scegliere ciò che conta davvero. Vivere legati ai beni materiali può diventare un ostacolo che impedisce di vedere il cielo e di scegliere ciò che conta davvero.
Persona che osserva oggetti accumulati in una stanza di casa
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Vivere legati ai beni materiali può diventare un ostacolo che impedisce di vedere il cielo e di scegliere ciò che conta davvero.

Quante persone avranno perso di vista ciò che conta davvero per colpa di un eccessivo attaccamento alle cose materiali? Il cielo può sfuggire alla vista proprio perché un oggetto, o un eccesso di oggetti, lo nasconde. Quante cose hai in casa in questo momento? A molti capita di non sapere più dove riporre nuovi acquisti, perché si cade nel consumismo senza fermarsi a riflettere se quell’oggetto serva davvero o se risponda soltanto al desiderio di possedere sempre qualcosa in più. Vivere così, però, rischia di appannare lo sguardo e di far perdere di vista il cielo. Con il tempo questo atteggiamento diventa un ostacolo silenzioso per la vita spirituale, anche quando non ce ne accorgiamo subito.

L’attaccamento alle cose materiali e il pensiero della morte

Un modo concreto per frenare il desiderio insaziabile di possedere è ricordare che, il giorno della morte, lasceremo tutto quello che abbiamo accumulato, e chissà cosa ne faranno i nostri familiari. Questo pensiero aiuta a riflettere su ciò che conta davvero, perché l’attaccamento al materiale è un peso per l’esistenza. Tenere presente la propria fine non è un esercizio cupo, ma uno strumento per ridare ordine alle priorità quotidiane. Aiuta a chiedersi, davanti a un nuovo acquisto, se quell’oggetto avvicini o allontani dalla vita che conta, quella che non finisce con la morte.

L’invito di Gesù a seguirlo senza esitazioni

Il Vangelo racconta più volte l’invito di Gesù a lasciare da parte tutto il resto per seguirlo. Camminando lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, che gettavano le reti perché erano pescatori, e disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» (Mt 4,18-20). I due lasciarono immediatamente le reti e lo seguirono, senza calcoli e senza rimpianti. Sappiamo che guadagnarono il cielo perché scelsero ciò che contava di più: seguire Gesù e annunciare il Vangelo agli altri.

I due lasciarono immediatamente le reti e lo seguirono, senza calcoli e senza rimpianti. Sappiamo che guadagnarono il cielo perché scelsero ciò che contava di più: seguire Gesù e annunciare il Vangelo agli altri.
Mani che lasciano una rete da pesca sulla riva del mare

Il giovane ricco che non seppe lasciare tutto

C’è anche l’altra faccia della medaglia, quella del giovane ricco che osservava tutti i comandamenti ma non riuscì a decidersi ad abbandonare i suoi averi, pur desiderando ereditare la vita eterna. Gesù lo guardò con affetto e gli chiese di vendere ciò che possedeva, di darlo ai poveri e di seguirlo, ma il giovane si rattristò e se ne andò, perché possedeva molti beni (Mc 10,21-22). Non sappiamo cosa accadde dopo a quel giovane, ma è probabile che non riuscì più a togliersi dalla mente di aver lasciato sfuggire l’occasione più importante della sua vita.

Vivere senza affanno per le cose materiali

Qualcosa di simile può accadere anche a noi se non impariamo a liberarci del superfluo. Questo non significa smettere di comprare ciò che piace, ma essere moderati e non lasciarsi guidare dall’abitudine compulsiva agli acquisti. Significa anche pensare a chi ha meno di noi e aiutarlo per carità, condividendo quello che si ha. Il desiderio del cielo dovrebbe mantenere lo sguardo fisso su ciò che guadagneremo il giorno della morte, e spingerci a vivere liberi dagli attaccamenti materiali, per essere davvero felici già in questa vita, senza aspettare l’eternità per scoprirlo.