Un monaco di Maredsous apre all’eutanasia per gli anziani lucidi: l’abate François Lear smentisce, difendendo la dignità della vita fino alla fine naturale.
Un monaco benedettino belga ha acceso un piccolo terremoto dentro l’abbazia di Maredsous. Fra Poswick, religioso ormai anziano, ha pubblicato due giorni fa sul sito Cathobel un lungo testo in cui suggerisce di considerare accettabile, in certi casi, l’eutanasia per i grandi anziani che ritengono la propria vita “compiuta”. Si chiede apertamente se non si debba “incoraggiare la lucidità alla fine della vita”. La risposta è arrivata rapida e netta dall’abate del monastero, padre François Lear, che ha voluto chiarire come quelle parole restino un’opinione personale, estranea al pensiero della comunità benedettina e a quanto insegna da sempre la Chiesa sulla dignità della vita umana. Una precisazione arrivata con un tono che non lascia spazio a fraintendimenti.
Poswick e la sua apertura all’eutanasia dei grandi anziani
Nel suo intervento pubblicato su Cathobel, Fra Poswick prova a legittimare teologicamente l’idea che un anziano possa scegliere di abbreviare la propria esistenza. Cita le parole di Gesù sul dare la vita “da sé stesso” per poi riprenderla, accostandole impropriamente al gesto di san Massimiliano Kolbe, a quello di un vigile del fuoco morto in servizio o di un alpinista caduto in cordata. Esempi di sacrificio eroico e non voluto, che il monaco piega però a sostegno di una scelta volontaria e pianificata. Il religioso si spinge a chiedersi se non si debba “impedire moralmente e istituzionalmente” agli anziani lucidi di cercare un “congedo” dignitoso dalla vita, arrivando a paragonare questo gesto al ritiro monastico dal mondo.
Il richiamo malthusiano dietro l’eutanasia “responsabile”
Oltre ai riferimenti biblici, Poswick introduce un argomento di stampo malthusiano: la sovrappopolazione e l’esaurimento delle risorse del pianeta renderebbero l’autoeliminazione, se adeguatamente ritualizzata, un gesto di responsabilità. Una logica che riduce il valore della vita al criterio del rendimento: chi non produce più, a 80 o 90 anni, finirebbe per pesare più di quanto possa ancora dare. Una visione che capovolge il senso cristiano del dono di sé, trasformando il sacrificio per amore del prossimo in un invito a togliersi di mezzo per non gravare sugli altri.

La smentita netta dell’abate di Maredsous sull’eutanasia
A rispondere è stato padre François Lear, abate del monastero di Maredsous, che ha voluto separare nettamente le posizioni del confratello da quelle della comunità. «Le posizioni ivi espresse non riflettono in alcun modo il pensiero dell’abate», ha scritto, ricordando che la Chiesa afferma da sempre l’inalienabile dignità di ogni vita umana dal suo inizio alla fine naturale. La comunità benedettina, ha aggiunto, si impegna a sostenere malati e morenti attraverso compassione, vicinanza e cure palliative, senza mai mettere in discussione l’inviolabilità della vita.
L’eutanasia nel dibattito europeo, tra Olanda e Francia
Le parole del monaco belga arrivano in un momento delicato per il dibattito sul fine vita in Europa. Due anni fa l’Olanda ha esteso l’eutanasia anche ai bambini sotto i 12 anni, mentre l’Assemblea Nazionale francese ha approvato la legge sull’eutanasia con 295 voti favorevoli contro 232. Un contesto in cui il gesto estremo rischia sempre più di essere presentato come un diritto, se non come un trattamento che lo Stato dovrebbe garantire. La vicenda di Maredsous mostra come questa deriva culturale possa insinuarsi persino tra le mura di un monastero, e quanto sia necessaria una parola chiara come quella pronunciata dall’abate.