L’Irac denuncia recensioni d’odio su Google Maps contro chiese in Israele: citazioni bibliche usate per incitare alla violenza contro i cristiani.
Un’organizzazione ebraica per i diritti civili ha presentato una denuncia formale alla Polizia e alla Procura dello Stato israeliane contro recensioni d’odio pubblicate su Google Maps. A puntare il dito è l’Israel Religious Action Center (Irac), legato all’Israel Movement for Reform and Progressive Judaism. Nel documento, datato 19 giugno, si parla di contenuti che incitano alla distruzione delle chiese in Israele e dei monasteri cristiani. Non semplici insulti, ma frasi che citano versetti biblici estrapolati dal contesto per legittimare la violenza. Tra gli esempi indicati compaiono citazioni che invitano a distruggere altari e simboli religiosi. I messaggi sono comparsi accanto a siti cristiani di grande rilievo, frequentati ogni giorno da pellegrini e turisti provenienti da tutto il mondo.
Le citazioni bibliche usate come arma
Secondo i legali dell’Irac, l’uso di versetti biblici in uno spazio pubblico digitale collegato a luoghi reali trasforma testi religiosi in potenziali strumenti di incitamento. La denuncia cita frasi bibliche che invitano ad abbattere altari e simboli religiosi, pubblicate come recensioni sotto forma di commenti geolocalizzati. Il testo richiama la legislazione israeliana sull’incitamento alla violenza, perseguibile quando esiste una concreta possibilità che la pubblicazione porti ad atti violenti. Per l’organizzazione, applicare questo principio ai casi segnalati significa riconoscere che tali contenuti possono condurre a vandalismo, incendi dolosi e danni gravi alla persona.
I luoghi presi di mira dai messaggi
Tra i siti colpiti figurano la Chiesa della Dormizione a Gerusalemme, la Basilica della Natività a Betlemme e la Chiesa di Sant’Alessandro Nevskij, a pochi passi dal Santo Sepolcro. Segnalati anche la Grotta del Latte e il monastero del Pozzo di Giacobbe a Nablus, in Cisgiordania. Si tratta di luoghi simbolici, tra i più visitati da pellegrini di tutto il mondo. È proprio il legame tra spazio digitale e realtà fisica a preoccupare l’Irac, che parla di un rischio concreto per la sicurezza dei luoghi di culto. La Chiesa della Dormizione, in particolare, era già stata bersaglio di profanazioni in più occasioni, secondo quanto riportato nella denuncia.

Un fenomeno in crescita secondo i dati
La denuncia si inserisce in un contesto più ampio di ostilità verso le chiese in Israele e i suoi fedeli. Il Rossing Center for Education and Dialogue, in un rapporto pubblicato il 30 marzo scorso, ha documentato 155 episodi di aggressioni, molestie e atti vandalici contro cristiani nel 2025, in aumento rispetto ai 111 casi registrati nel 2024. Tra gli episodi segnalati figurano aggressioni fisiche, sputi contro religiosi, profanazioni e danni a proprietà ecclesiastiche. Le Chiese locali attribuiscono il clima di ostilità a gruppi estremisti di matrice nazional-religiosa, minoritari ma attivi sul territorio.
La richiesta dell’Irac alle autorità
Il documento non si ferma alla denuncia, ma chiede alle autorità di intervenire senza indugio, avviando indagini per identificare i responsabili dei messaggi. L’Irac domanda inoltre la rimozione dei contenuti incitanti dalle piattaforme digitali e misure concrete per garantire la sicurezza dei luoghi di culto e dei religiosi. Nel testo si legge che “anche citazioni religiose possono costituire sostegno, legittimazione o incoraggiamento alla violenza” nel clima attuale. Resta una realtà fragile, in cui la convivenza tra comunità è esposta a tensioni crescenti: in Terra Santa le parole, spesso, non restano soltanto parole.