Nato durante una tempesta, cresciuto tra preghiera e scienza: come la fede ha attraversato la vita e le scoperte di Nikola Tesla, tra dubbi e certezze.
Nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1856, mentre una tempesta violenta scuoteva i Balcani, nasceva Nikola Tesla. A sua madre, donna di profonda fede, una signora avrebbe detto che quel bambino sarebbe stato “figlio della luce”. Anni dopo il mondo avrebbe conosciuto Tesla come uno degli inventori più geniali della storia, ma pochi ricordano che crebbe in una casa dove la preghiera contava quanto lo studio. Suo padre, Milutin Tesla, era un sacerdote ortodosso serbo, noto per le sue prediche. Sua madre, pur non sapendo leggere, possedeva una mente capace di costruire utensili meccanici complessi, e fu lei a insegnargli logica, memoria e disciplina. In quella famiglia la fede non era un dettaglio marginale, ma il tessuto quotidiano dell’esistenza, e proprio da lì partì il percorso di un uomo che avrebbe cercato Dio non nei dogmi, ma nelle leggi della natura.
Il patto con il padre: sacerdozio o ingegneria
In una casa guidata da un ministro di culto, la strada del sacerdozio sembrava già scritta per il giovane Nikola. Milutin Tesla desiderava che il figlio seguisse le sue orme. Le cose cambiarono quando l’adolescente si ammalò gravemente. Fu in quel momento che Nikola strinse con il padre un accordo destinato a cambiare la storia della tecnologia: se fosse guarito, avrebbe potuto studiare ingegneria invece di entrare in seminario. Il padre accettò, forse commosso dalla gravità della malattia del figlio. Tesla guarì e mantenne la parola data, dedicandosi agli studi scientifici senza abbandonare le radici spirituali della famiglia. Quella scelta segnò l’inizio di una carriera che avrebbe cambiato il modo in cui l’umanità produce e distribuisce energia, senza cancellare l’educazione religiosa ricevuta accanto al padre predicatore.
“Non credo in modo ortodosso, ma apprezzo la religione”
Con il tempo Tesla si allontanò dalle forme tradizionali della fede ortodossa, ma non smise mai di riflettere su Dio e sul senso dell’esistenza. In un’intervista pubblicata nel 1937 dalla rivista americana “Liberty”, l’inventore dichiarò: “Non credo in modo ortodosso, ma apprezzo la religione”. Nelle sue parole, ogni essere umano ha bisogno di un ideale, religioso o scientifico, per dare un senso alla propria vita, e le grandi tradizioni religiose custodiscono principi morali validi ancora oggi. Per Tesla non esisteva un vero conflitto tra lo spirito autentico della religione e una scienza fondata sui fatti osservabili. Cercava nel mondo naturale le stesse leggi razionali che, da bambino, aveva sentito raccontare nelle prediche paterne, convinto che l’ordine dell’universo non fosse casuale ma il riflesso di un disegno superiore.

Il logos: l’ordine divino dietro la fede di Tesla
Per comprendere la spiritualità di Tesla occorre partire dal concetto greco di logos, l’ordine razionale che regge il cosmo. Cresciuto ascoltando le omelie paterne, lo scienziato immaginava l’universo come un sistema logico e armonico, creato da un’intelligenza che vi aveva impresso le proprie leggi. Il compito dello studioso, secondo Tesla, non era inventare, ma scoprire regole già esistenti, come se sollevasse un velo dietro cui si nascondeva il progetto di un Creatore. Questa convinzione lo portava a immaginare una unità spirituale dell’intero creato: quando soffriva un amico, ne provava dolore anche lui. Il suo ragionamento lo avvicinava più al panteismo che a un Dio personale, ma Tesla non fu mai un ateo dichiarato.
L’incontro con il vescovo che Tesla non dimenticò
Nel 1927, a New York, Tesla ricevette la visita dell’amico e omonimo Nikolaj Velimirović, vescovo ortodosso serbo. Guidato tra le macchine del laboratorio, tra scintille e apparecchi in movimento, il vescovo chiese con un sorriso cosa muovesse tutto quel meccanismo. “Elettricità”, rispose Tesla. Alla domanda se fosse possibile vederla, l’inventore ammise che non lo era. Fu allora che il vescovo gli chiese perché allora gli uomini pretendessero di vedere Dio, dal momento che una forza può esistere anche senza essere visibile. Tesla visse con grande rigore morale, rimandando a casa una dipendente per un abbigliamento giudicato inadeguato. Morì solo, ma lasciò in eredità invenzioni che ancora oggi illuminano le nostre case, insieme alla convinzione che ragione e fede potessero camminare insieme.