Laico consacrato, chi è davvero e cosa fa nella Chiesa

Il laico consacrato non è sacerdote ma vive povertà, obbedienza e castità: ecco chi è e come nasce questa vocazione nella Chiesa. Il laico consacrato non è sacerdote ma vive povertà, obbedienza e castità: ecco chi è e come nasce questa vocazione nella Chiesa.
Laico consacrato in preghiera
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Il laico consacrato non è sacerdote ma vive povertà, obbedienza e castità: ecco chi è e come nasce questa vocazione nella Chiesa.

Un laico consacrato è un fedele che, pur non essendo sacerdote, sente una chiamata alla consacrazione a Dio. Per rispondere a questa vocazione si vincola ai tre consigli evangelici: povertà, obbedienza e castità, restando totalmente disponibile al Signore. Può vivere questa scelta in un istituto di vita religiosa, in un istituto secolare, in una società di vita apostolica, nell’ordine delle vergini, oppure da solo o con la propria famiglia, formalizzando la consacrazione presso il proprio vescovo. Non esiste un solo modello: la forma cambia a seconda del cammino scelto, ma resta identica la sostanza, cioè la donazione totale a Dio e alla Chiesa vissuta restando laici. È una vocazione che il Signore stesso rivolge a chi sceglie, e che nella storia della Chiesa ha assunto forme diverse pur mantenendo lo stesso cuore spirituale.

Cosa significa davvero essere laico

Il Canone 207 del diritto canonico stabilisce che, oltre ai ministri sacri chiamati chierici, tutti gli altri fedeli sono laici. San Giovanni Paolo II, in un’udienza generale del 1994, riconobbe che la parola può generare interpretazioni diverse. In senso stretto, laico è ogni battezzato che non ha ricevuto il sacramento dell’ordine, religioso o meno. Tra i laici ci sono i consacrati, cristiani che scelgono con piena maturità di servire Dio e la Chiesa. Il Canone 573 definisce la vita consacrata come una forma stabile di sequela di Cristo con dedizione totale a Dio. Si tratta di una nuova consacrazione che si aggiunge a quella ricevuta nel battesimo, senza mai intaccare la condizione laicale della persona.

Istituti religiosi e istituti secolari

I religiosi, uomini e donne, sono laici che emettono i voti in un istituto religioso, legandosi al carisma proprio di quella famiglia spirituale. Un religioso può restare laico per sempre, come fratello laico, oppure essere ordinato diacono e poi sacerdote o vescovo, diventando chierico senza lasciare l’istituto. Esiste una differenza precisa tra promessa e voto: i sacerdoti secolari fanno promessa di celibato e obbedienza, mentre i religiosi emettono i voti pubblici di povertà, obbedienza e castità. Il voto di povertà ha effetti civili concreti, i beni della persona passano infatti all’istituto. Diverso è il caso degli istituti secolari, dove la professione dei consigli evangelici resta privata e i membri continuano a vivere nel mondo, spesso da soli o in famiglia, senza mutare la propria condizione canonica.

San Filippo Neri è considerato il padre delle società maschili, mentre san Vincenzo de' Paoli ispirò quelle femminili.
Pastori e fedeli laici insieme

Società di vita apostolica e ordine delle vergini

Le società di vita apostolica non sono istituti di vita consacrata: i loro membri non emettono voti religiosi ma condividono vita fraterna e uno scopo apostolico comune. San Filippo Neri è considerato il padre delle società maschili, mentre san Vincenzo de’ Paoli ispirò quelle femminili. A queste realtà si affianca l’ordine delle vergini, una vocazione antichissima riconosciuta dal Canone 604, riservata alle donne che ricevono la consacrazione dal vescovo diocesano. Non ha fondatrici né superiore, e spetta al vescovo discernere l’ammissione e la missione di ciascuna consacrata. Anche in questo caso la forma cambia radicalmente rispetto agli istituti religiosi, ma il cuore della scelta resta lo stesso: una vita interamente donata a Dio.

Terziari e il senso profondo della vocazione

Accanto ai consacrati esistono i terziari, membri di ordini terzi secolari legati allo spirito di un istituto religioso ma non consacrati in senso proprio. Il Canone 303 li descrive come fedeli che, vivendo nel mondo, cercano la perfezione cristiana sotto la guida di quell’istituto, sposati o celibi. Diversi anche i lettori e gli accoliti, laici che prestano un servizio liturgico ma restano istituiti, non consacrati. La vita consacrata non è un livello superiore che avvicina di più a Dio, ma semplicemente una chiamata diversa. Ciò che conta davvero è la donazione di sé: alla fine è tutta una questione d’amore.